Sport

Pallacanestro. Il cuore rosso di Art Kenney

06-10-2015

 

NEW YORK. C'è un personaggio che vale più di tutti, in questa visita della Olimpia Milano di basket negli Stati Uniti per giocare due partite a Chicago e a New York contro il Maccabi Tel Aviv. Non è Giorgio Armani, il Presidente che ha rilevato la società nel 2008 e l'ha mantenuta vincente. 

La più vincente e avvincente in Italia dall'alto dei suoi 26 scudetti e tre Coppe Europee. Non è Alessandro Gentile il più giovane capitano del team e della Nazionale Italiana considerato il più forte e determinante giocatore di pallacanestro italiano.  Nossignori. Parlo di un 'gigante gentile' di 69 anni di New York. Colui che ha fortissimamente voluto questa tourneè americana del suo ex 'dream team' per il quale ha giocato, lasciando indelebile traccia, dal 1970 al 1973. Era lui l'anima dell'Olimpia Milano. Era lui il trascinatore dei compagni e delle folle. Era lui il miglior interprete delle 'scarpette rosse'.  Si chiama Art Kenney. Per tutti 'Arturo il rosso'. Arturo il rosso io l'avevo visto giocare e lo adoravo agli inizi degli anni '70 quando Milano lo scelse per combattere Varese e il suo Dino Meneghin, prima che il 'monumento nazionalè passasse a Milano negli anni '80 a rinnovare i successi dell'Olimpia con Mike D'Antoni e Bob Mc Adoo. 

A quei tempi, '70-'73, quando non esistevano A1 e A2, quando non esisteva il tiro da 3 punti, quando le squadre potevano avere un solo straniero, quando il campionato italiano era a girone unico di 14 squadre andata e ritorno senza play-off, Arturo fece la differenza in Italia, alla corte del 'Principe' Cesare Rubini. Con Giulio Jellini,Pino Brumatti, Massimo Masini e Renzo Bariviera in quel quintetto base che fronteggiava l'Ignis Varese campione Europeo di Dino Meneghin, Aldo Ossola, Dodo Rusconi, Ottorino Flaborea e Ivan Bisson. Scontri epici che hanno segnato la storia cestistica nazionale. In quegli anni l'Italia era divisa in due. O si tifava per l'Ignis o per il Simmenthal. Di li non si scappava. Come Juve o Inter come Bartali o Coppi. Io ero per il Simmenthal, forse perchè ci aveva giocato il mio concittadino Claudio Velluti, ma sopratutto perchè era arrivato Arturo, il rosso. Ecco perchè ho esultato quando ho visto che il mio interlocutore per avere il 'press pass' al Madison Square Garden era lui, Arturo il rosso. 

E Art ha ripreso in mano, per pochi giorni, i comandi di questo bolide rosso vestito Armani con la sua consueta grinta. (Arturo è stato "la prima scelta"/draft-choice dal suo amico-direttore di Marketing, Claudio Limardi per fare un tandem di marketing trans-Atlantico...e il tandem viaggeva coll'e-mail e Skype proprio su vellutto). Ha curato il marketing e la promozione di questi due eventi, ha guidato la trasferta nel tempio di Michael Jordan a Chicago il Venerdi. Era ripartito subito, dopo aver convocato la stampa al Consolato Italiano di New York il Sabato sera per una presentazione di tutta la trasferta, prima della partita al Madison e il party 'riservatò all'Emporio Armani sulla Prince St. downtown con la squadra presente. 

Ha risolto alla grande l'imprevisto della squadra in ritardo col volo e incapace di raggiungere il Consolato Italiano a Park Avenue.  Grazie a Dio che la squadra non c'era, dico io. La conferenza stampa è stata uno show gustosissimo con lui, da solo, con la vice console che lo affiancava e che ha iniziato col riassunto della storia degli 80 anni dell' Olimpia. Noi 15 giornalisti in silenzio in attesa della squadra che non arrivava. 

Problemi ? No problem, Arturo il rosso ha parlato per oltre un'ora, senza fermarsi. Raccontando con entusiasmo tutte le storie e gli aneddoti di quegli anni con l'Olimpia Milano, stimolato questa volta si, da noi giornalisti. Un amarcord molto più interessante delle solite frasi fatte da giocatori e allenatori odierni. So long Art....keep up the good work. Ti vogliamo ancora protagonista con l'animo delle scarpette rosse per altri 30 anni.  

 

Il palinsesto di oggi