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Iran. I marinai americani liberati in meno di 24 ore

14-01-2016

 

WASHINGTON. Sono stati liberati in meno di 24 ore, e sono in buone condizioni in una base statunitense in Qatar, i dieci marinai americani catturati dai pasdaran dopo aver sconfinato nel Golfo Persico per una avaria: un rilascio in tempo record con plausi reciproci che, secondo media e analisti, conferma il miglioramento delle relazioni tra Washington e Teheran, anche in vista dell'attuazione dell'accordo sul nucleare iraniano, previsto nel fine settimana. 

Un'intesa difesa da Obama nel suo discorso alla Nazione, ma che in qualche modo si tenta di sabotare sino alla fine negli ambienti più conservatori dei due Paesi. Determinante l'intervento del segretario di Stato John Kerry e i suoi ottimi rapporti con il ministro degli esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, cementati durante i lunghi negoziati che lo scorso luglio hanno portato alla firma dello storico accordo per riportare sotto il controllo internazionale il programma atomico di Teheran. 

Kerry ha ringraziato ed espresso gratitudine ma ha precisato di non aver presentato le scuse evocate invece dai media iraniani, i quali hanno diffuso inoltre un video che ha scosso l'opinione pubblica americana mostrando i costernati marinai americani costretti dopo la cattura a stare in ginocchio con le mani sulla testa. Due elementi usati dai Repubblicani per mettere in imbarazzo l'amministrazione Obama, di cui vorrebbero limitare le capacità di revocare le sanzioni all'Iran con l'approvazione ieri di un progetto di legge sul quale il presidente ha già preannunciato il suo veto. 

"Il fatto che la questione sia stata risolta pacificamente ed efficacemente è la dimostrazione di quanto sia fondamentale il ruolo che la diplomazia può giocare nel mantenere il nostro Paese sicuro e forte", ha sottolineato Kerry, mentre il suo portavoce, John Kirby, ha smentito categoricamente che il segretario di Stato abbia chiesto scusa all'Iran: "La verità di questi report è assolutamente pari allo zero". Anche il vicepresidente americano, Joe Biden, ha negato le scuse: "Non c'è niente da chiedere scusa. Quando tu hai un problema con un'imbarcazione ti devi scusare per questo? No, si tratta di pratiche nautiche standard". 

In effetti Teheran ha riconosciuto che l'ingresso delle imbarcazioni americane nelle acque territoriali iraniane non è stato un atto ostile, ma un incidente. La Casa Bianca non ha dubbi sui meriti del lieto fine della vicenda: l'elemento chiave per la rapida liberazione dei marinai sono state le nuove linee di comunicazione "straordinariamente importanti" stabilite con Teheran durante i negoziati sul nucleare. 

"Potete tutti immaginare come sarebbe andata a finire una situazione simile tre o quattro anni fa", ha notato ancora Kerry. Gli ha fatto eco su Twitter Zarif, entrando a gamba tesa nella campagna elettorale americana: "La diplomazia è la sfera dei saggi, non degli arroganti arricchiti". Una frecciata a Donald Trump, da sempre ostile alle aperture di Barack Obama verso il regime di Teheran. 

La liberazione lampo dei marinai testimonia che anche a Teheran non si vuole creare problemi all'intesa sul nucleare, ma il sequestro dei battelli segue di pochi giorni un altro episodio serio, con cui i falchi sperano forse di mettere in difficoltà il presidente Rouhani offrendo una sponda ai Repubblicani: il lancio di alcuni razzi da parte dei pasdaran in un tratto di mare non distante dalla formazione navale guidata dalla portaerei USS Truman, impegnata nel Golfo nelle operazioni anti Isis.

 

 

 

 

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