Dall'Italia

Ashley. L'assassino confessa

15-01-2016

 

FIRENZE. L'uomo fermato per l'omicidio di Ashley Olsen ha ammesso le sue responsabilità e ha anche detto: "E' vero abbiamo litigato, ma non volevo ammazzarla". E quando se ne è andato dalla casa non credeva che Ashley Olsen fosse morta. Si è difeso così, interrogato dagli inquirenti fino alle quattro di notte, il senegalese Cheik Tidiane Diaw, 27 anni, irregolare in Italia e fermato per omicidio con "gravi indizi di colpevolezza". Diaw ha risposto al procuratore Giuseppe Creazzo, ai pm Luca Turco e Giovanni Solinas, e agli investigatori della squadra mobile della questura per alcune ore. "Ha dato la sua versione dei fatti, che è sostanzialmente ammissiva", ha spiegato il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo in una conferenza stampa. "Ora aspettiamo la convalida del fermo". 

Diaw non ha ucciso in un gioco erotico, ha aggiunto il procuratore, ma in una lite finita male "dopo un rapporto sessuale consenziente". "E' possibile che i due protagonisti non fossero lucidi - ha aggiunto -, aspettiamo gli esami tossicologici su Ashley; abbiamo elementi per pensare che avessero assunto sostanze che non li rendevano lucidi". 

I due non sembra si conoscessero prima dell'incontro nel locale. Diaw ha ucciso Ashley per strangolamento, usando un oggetto ancora da stabilire (gli investigatori pensano a un laccio o a una catenina), ma le ha anche causato due fratture al cranio, di per sé sufficienti a ucciderla. La procura lo ha fermato per "pericolo di fuga", per la sua "elevata pericolosità sociale" che rende concreto il timore che "la condotta possa essere reiterata", e c'è anche l'aggravante della crudeltà. 

Se Diaw fosse riuscito a rimpatriare, dicono gli inquirenti, difficilmente sarebbe stato preso. Così è scattato il blitz a casa del fratello. Agli inquirenti ha raccontato della serata al Montecarla, dove c'erano Ashley e le amiche, e dove ci sarebbe stato consumo di alcol e cocaina. Serata proseguita a casa della 35enne americana. I due vengono visti entrare insieme verso le sette dell'8 gennaio. Anche le telecamere in strada li hanno ripresi nel tragitto fino a via Santa Monaca, dove la donna abitava. 

Dopo il rapporto sessuale Diaw esce per comprare qualcosa, poi rientra. Lo conferma così: "Ho usato le chiavi di Ashley". Ma quando è tornato al monolocale "c'è stato un litigio". "Vai via, può arrivare il mio fidanzato", gli avrebbe detto Ashley. E il senegalese avrebbe reagito: "Non sono un cane", quindi l'avrebbe spinta causandole le fratture alla testa e poi afferrandola per il collo con qualcosa. Un omicidio d'impeto. 

"Quando me ne sono andato non credevo che fosse morta", si è difeso ancora Diaw. Il telefono rubato fa parte degli errori che hanno aiutato gli investigatori: Diaw infatti ha inserito una scheda sim nel telefono di Ashley, rendendolo "tracciabile". Poi, altro errore, il giorno dopo il ritrovamento del cadavere, domenica 10: è andato in questura per "dichiarazioni spontanee" fornendo un alibi fasullo. Con uno stratagemma gli agenti gli hanno preso il dna, repertando un mozzicone di sigaretta e un bicchiere dove aveva bevuto. Materiale comparato con il dna trovato nel monolocale in un profilattico e una cicca di sigaretta prelevati nel bagno, e altro sotto le unghie di Ashley. Il dna è stato decisivo per far scattare il fermo. 

Intanto ieri pomeriggio i genitori della 35enne si sono raccolti alcune ore intorno alla salma della figlia, alle cappelle del commiato di Careggi. I funerali saranno oggi alle 15 nella chiesa di Santo Spirito. 

Per lo status del senegalese si registrano anche reazioni in politica. La prima è di Matteo Salvini (Ln) su Fb: "Fermato un clandestino? Strano...". E Roberto Calderoli sostiene che "se fosse stato espulso, non saremmo a piangere". La comunità dei senegalesi a Firenze invita, però, "a non cadere nelle provocazioni. Un fatto gravissimo - replica a Salvini - ma poteva succedere" a prescindere dalla nazionalità.

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