Dal Mondo

Un bimbo italiano tra le vittime di Burkina Faso

18-01-2016

 

ROMA. Aveva solo 9 anni Michel Santomenna. Venerdì sera si trovava con la mamma nel bar-ristorante di suo padre Gaetano, il ‘Cappuccino', a Ouagadougou. E probabilmente si sentiva al sicuro, protetto dai suoi affetti in un luogo più che familiare e circondato da clienti affezionati. Ma quella sera la sua giovane vita ha incontrato la cieca furia dei jihadisti che l'hanno spazzata via. 

Misha, come lo chiamavano tutti, è tra le 29 vittime, l'unico italiano, dell'attacco di al Qaeda contro il Cappuccino e l'hotel Splendid del 15 gennaio nella capitale del Burkina Faso. Con lui hanno perso la vita la mamma Victoria Yankovska, la zia Yana e la nonna, tutte e tre di nazionalità ucraina. Tutta l'Italia si è stretta attorno al padre Gaetano Santomenna, da anni residente a Ouagadougou e titolare di un ‘impero' di panetterie e pasticcerie, che quella sera in un attimo ha perso l'intera famiglia. "La mano violenta dei terroristi non si ferma nemmeno di fronte a un bambino di nove anni", ha detto il presidente Sergio Mattarella. 

"Da padre, prima ancora che da premier, non ci sono parole per dire il dolore e il cordoglio di tutta l'Italia per questa morte, quella di una giovane vita recisa dall'odio", ha dichiarato Matteo Renzi. Uccidere un bambino "è un crimine orrendo", ha twittato a sua volta il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. 

Santomenna viene ora assistito dall'Unità di Crisi, dal console onorario a Ouagadougou e dall'Ambasciatore d'Italia ad Abidjan, Alfonso Di Riso, che si è recato sul posto, ha assicurato la Farnesina nel confermare la notizia della morte del piccolo italiano dopo ore di crescente angoscia che amici e familiari, dall'Italia, dal Burkina Faso e dall'Ucraina continuavano a esprimere sui social network. Anche il governo di Kiev ha annunciato la perdita nell'attentato di suoi 4 connazionali. Il procuratore di Ouagadougou, Maïza Sérémé, ha intanto riferito che 22 delle 29 vittime sono state identificate, anche se c'è ancora confusione sulle diverse nazionalità. 

Al momento si contano tra i morti almeno 7 cittadini del Burkina Faso, due francesi uccisi insieme a un collega portoghese, due svizzeri, un americano, un olandese e un libico. Il premier canadese Justin Trudeau ha annunciato la morte di 6 suoi connazionali nell'hotel preso di mira, mentre le autorità burkinabé ne citano solo quattro. Il Paese africano ha decretato da oggi tre giorni di lutto nazionale. E c'è ancora incertezza su quanti terroristi siano rimasti uccisi nel blitz delle forze di sicurezza locali, affiancate dai militari francesi, arrivati in aiuto dal vicino Mali dove sono impegnati nell'operazione Barkhane. 

La missione, distribuita in diversi Paesi del Sahel, è servita da pretesto ad al Qaeda nel Maghreb islamico e al gruppo Morabitoun di Mokhtar Belmokhtar per compiere la strage e rivendicare la propria "vendetta contro la Francia". "A questo stadio dell'inchiesta, non possiamo sapere il numero esatto dei jihadisti" in azione, ha detto il ministro dell'Interno Simon Compaoré, precisando che sono stati trovati i corpi di "tre giovani" e che gli assalitori erano tutti uomini. 

Sabato il presidente Roch Christian Kaboré aveva parlato di un quarto jihadista ucciso in un altro albergo, l'Yibi. L'inchiesta, ha assicurato il ministro, prosegue. 

 

 

Siria

Centinaia massacrati o rapiti dall'Isis

 

Di Claudio Accogli

 

ROMA. Nuovo orrore in Siria: i miliziani dell'Isis hanno assaltato ieri alcuni sobborghi di Dayr az Zor, nell'est della Siria, facendo strage tra i militari e i civili filo-governativi - 300 i morti secondo Damasco - e sequestrando centinaia di persone, 400 scrive l'Osservatorio nazionale siriano (Ondus). "Almeno 150 persone sono state decapitate ieri dall'Isis nel massacro di Dayr az Zor, incluse decine di donne e bambini", denunciano invece gli attivisti locali. I jihadisti hanno fatto strage "in due sobborghi controllati dal regime siriano a Dayr az Zor, Ayash and Begayliya". "Li hanno uccisi casa per casa". 

Anche l'Ondus conferma che tra le vittime ci sono militari, paramilitari e le loro famiglie. I morti stimati dalle fonti ufficiali di Damasco sono 300, "in gran parte donne, bambini e anziani". Alcune delle vittime "sono state crocifisse". Non si fa alcun accenno a militari tra i morti, ma è una consuetudine della propaganda governativa siriana. Il premier Wael al-Halaqi ha puntato l'indice contro "tutti i Paesi che sostengono e finanziano l'orda terroristica dell'Isis". 

Lo Stato islamico sui suoi network proclama vittoria, "abbiamo conquistato il sobborgo", e spiega di aver utilizzato autobomba e trappole anti-uomo per lanciare l'assalto. Non meno drammatico quanto accaduto nella parte nordoccidentale della città, dove i jihadisti hanno sequestrato "400 civili", ha denunciato l'Ondus: anche in questo casa si tratterebbe soprattutto di "donne e bambini", tutti sunniti. 

Nell'area, i militari fedeli al governo di Bashar al Assad hanno lanciato una controffensiva, coadiuvati dal supporto aereo, e i violenti combattimenti sono continuati anche ieri. Negli scontri, scrive l'agenzia Fars dall'Iran, Paese in prima fila nel sostegno ad Assad insieme alla Russia, è rimasto ucciso il comandante Isis della provincia di Dayr az Zor: "Abu Hamza al-Ansari, l'emiro dell'Isis, è stato ucciso in combattimento nei pressi dei sobborghi di Ayash and Begayliya", dall'esercito siriano. 

Dayr az Zor, considerata il polo petrolifero siriano, è quasi completamente nelle mani dell'Isis, ad eccezione dei sobborghi nei pressi di un aeroporto militare, gli stessi teatro del massacro compiuto ieri dai jihadisti. E' una città strategica per le risorse petrolifere della regione ma anche dal punto di vista militare: è il crocevia del collegamento tra Raqqa e la frontiera con l'Iraq. E proprio sulla ‘capitale' dell'Isis in Siria si sono concentrati anche ieri i raid aerei: è di "40 civili uccisi tra i quali 8 bambini" il bilancio di tre bombardamenti, riferisce l'Ondus, che afferma di non poter dire chi abbia condotto i raid. Oltrefrontiera, in Iraq i jihadisti hanno lanciato un assalto contro una zona a nordovest di Ramadi, riconquistata la scorsa settimana dall'esercito di Baghdad e dai suoi alleati. Avrebbero preso il controllo di sette caserme dell'esercito. 

Ramadi è un ammasso di macerie: un rapporto delle Nazioni Unite ne documenta la distruzione, 4.500 gli edifici danneggiati, 1.500 quelli completamente distrutti. Dati che arrivano dalla comparazione tra le immagini satellitari della città di oggi e quelle di un anno fa. Non lontano, proseguono le barbare esecuzioni sommarie dell'Isis. A Mosul tre donne sono state bruciate vive in pubblico: erano accusate di collaborare con la Coalizione a guida Usa. 

 

 

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