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Libia. Varato il governo di unità nazionale

20-01-2016

 

IL CAIRO. In Libia è stata varata la lista dei ministri del nuovo governo di unità nazionale del premier Fayez Sarraj: un passo importante per la stabilizzazione del Paese diviso e attaccato dall'Isis ma che entro gennaio deve essere perfezionato da un difficile vaglio parlamentare. 

La lista, partorita dopo una maratona negoziale notturna, è composta da 32 esponenti dalle tre aree (est, ovest e sud) in cui è divisa la Libia: una spartizione che assegna la Difesa all'orientale ma "laica" Torbuk, l'Interno alla filo-islamica Tripoli e gli Esteri ad un bilanciamento fra queste due anime, arricchito da un ulteriore smembramento in tre del portafoglio. Alla ricerca di un equilibrio, è stato scelto un ministro degli Esteri, Marwan Ali Abu Saryowiel, i cui familiari vivono in parte in Tripolitania (ovest) e in Cirenaica (est). 

"Un passo cruciale seppure in un quadro che resta fragile. Ora è fondamentale che la Camera dei Rappresentanti di Tobruk", l'Hor, "approvi in tempi rapidi la lista", ha sintetizzato il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni in sintonia con l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini ("Passo avanti fondamentale") e l'inviato dell'Onu, Martin Kobler, che ha parlato di "balzo" positivo della crisi libica ma ha anche avvertito: "Abbiamo davanti un duro lavoro". 

Secoli di tensioni represse dal rais Muammar Gheddafi e riesplose col conflitto di Tripoli-Misurata contro Tobruk si sono riverberate nel ritardo di 48 ore con cui è stata varata la lista e con il boicottaggio di due componenti del Consiglio presidenziale di nove persone guidato dal premier Sarraj che non ha firmato l'elenco. I due sono filo-Tobruk, dove è insediato l'Hor, al cui interno c'è da mesi una fronda contro l'intesa. 

La Camera, in base all'Accordo politico raggiunto il 17 dicembre in Marocco, ha ora dieci giorni di tempo per dare la fiducia al governo (si parla di un voto lunedì, ma c'è la questione del numero legale in forte dubbio). Il loro "Aventino" è dichiaratamente legato alle incertezze sul futuro del generale Khalifa Haftar, il capo delle forze di Tobruk, considerato un criminale di guerra da Tripoli. In un tentativo di disinnescare questa mina, è stato nominato ministro della Difesa Al-Mahdi Ibrahim Al-Burghuthi, un comandante militare dell'est che ha combattuto contro i jihadisti a Bengasi proprio agli ordini di Haftar. 

Al traguardo raggiunto "hanno dato un contributo rilevante" Kobler "e il governo italiano con il suo ministro degli Esteri", ha ricordato il presidente della Commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto, riferendosi a Gentiloni, che ha ribadito: "L'Italia è pronta a fare la sua parte per sostenere la Libia". Il Paese nordafricano "si aspetta molto dall'Italia, che deve svolgere un ruolo fondamentale" per il futuro, ha detto il delegato della Libia all'Onu, Ibrahim Dabbashi. 

"Solo il governo di una Libia unita può riuscire" a "sconfiggere il terrorismo", ha ricordato Mogherini riferendosi all'Isis che ha conquistato quasi 250 km di costa attorno a Sirte, minaccia i termini petroliferi e combatte (come confermano informazioni delle ultime ore) nella sua ex "capitale" Derna e nella seconda città libica, Bengasi. Quasi quotidianamente giungono eco di orrori insensati come quello, rilanciato dal Telegraph, di un uomo che è stato decapitato perché praticava l'agopuntura.

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