Analisi e commenti

In Iowa tutti, o quasi, vincitori

Di Domenioco Maceri*

07-02-2016

 

"Gloria al Signore". Queste le prime parole di Ted Cruz la sera della sua vittoria in Iowa per la nomination del Partito Repubblicano. I sondaggi avevano previsto per lui un secondo posto dopo Donald Trump ma la forte presenza degli evangelici ai caucus dell'Hawkeye State ha dato slancio al loro grande paladino sorpassando il magnate di New York. Gli evangelici avevano fatto la stessa cosa nel 2012 per Rick Santorum e nel 2008 per Mike Huckabee ma questa volta li hanno abbandonati. Questi due ed altri candidati avevano anche loro cercato di accaparrarsi i voti evangelici che formano il 64 percento degli elettori repubblicani dell'Iowa ma Cruz (croce in spagnolo) si è rivelato il crociato più efficace. 

La vittoria di Cruz significa anche un successo contro l'establishment repubblicano dal quale il senatore del Texas è poco ben visto. Una vittoria incompleta però perché Marco Rubio, terzo in Iowa, vicinissimo a Trump (24% e 23%), si è preso il ruolo di unificatore del Partito Repubblicano. Infatti, Rubio con un discorso che rassomigliava parecchio a quello di Barack Obama dopo la sua vittoria nel 2008, ha cercato di indossare il mantello dell'establishment parlando di come a novembre unificherà il partito ed eventualmente affronterà Hillary Clinton riconquistando la Casa Bianca per il Gop. In effetti, un terzo posto nella mente di un politico non solo vuol dire vittoria nella primaria iniziale ma anche quella totale anche se l'elezione generale si terrà fra dieci mesi. 

Trump è arrivato secondo e nel suo discorso generoso ha ringraziato gli elettori dell'Iowa dicendo che gli piace lo Stato e che forse ci ritornerà e si comprerà una fattoria. All'indomani però il magnate di New York ha accusato Cruz di avere rubato l'elezione dato che il giorno prima dei caucus i sostenitori del senatore texano avevano sparso voci che il dr. Ben Carson, anche lui beniamino degli evangelici, aveva abbandonato la corsa. Trump ha anche chiesto che l'elezione venga ripetuta oppure che i risultati siano invalidati. 

La mancanza di chiarezza di vittoria nel Partito Repubblicano si è anche ripetuta nel campo democratico. Qui i risultati finali hanno dato una vittoria rosicatissima a Hillary Clinton (49.8% per l'ex first lady, 49.6% per Sanders). C'è stata un po' di confusione ai caucus ma anche qui Sanders ha suggerito che bisognerebbe ricalcolare il tutto data la vicinanza dei risultati. In ogni modo, la sete di successo ha spinto la Clinton a dichiarare vittoria anche prima degli annunci ufficiali. Sanders, da parte sua, ha anche dichiarato vittoria considerando il fatto che all'inizio della campagna tutti davano scontata la vittoria dell'ex first lady. 

Una vittoria anche per Sanders dunque perché è riuscito ad andare oltre le aspettative, una maniera di cantare vittoria. Una vittoria che in un certo senso viene anche confermata da alcuni candidati repubblicani i quali hanno già cominciato ad includere il nome di Sanders oltre a quello della Clinton come possibile rivale a novembre. Una vittoria però di sollievo anche per la Clinton che in un certo senso cancella l'amaro terzo posto in Iowa nel 2008. 

Non tutti i candidati hanno dichiarato vittoria. Martin O'Malley, democratico, ha sospeso la sua campagna, usando un termine tipico che in realtà vuol dire che ha gettato la spugna, lasciando la Clinton e Sanders a confrontarsi direttamente. Tre repubblicani, Mike Huckabee, Rick Santorum e Rand Paul hanno anche loro annunciato di sospendere la loro campagna. Altri che hanno ricevuto meno di due percento dei consensi in Iowa lasceranno probabilmente dopo le primarie di domani nel New Hampshire. Uno degli sconfitti più memorabili è ovviamente Jeb Bush che nonostante tutti i milioni spesi non ha nemmeno raggiunto il 3% dei consensi. 

Nel New Hampshire vi sarà un'altra opportunità per rifarsi ma qui gli evangelici non dominano e quindi saranno gli elettori indipendenti a fare la differenza. A ingarbugliare di più le cose è il fatto che gli elettori del Granite State possono scegliere di votare nelle primarie in qualunque dei due partiti preferiscono. I sondaggi però ci dicono che Trump è al primo posto fra i repubblicani e Sanders domina fra i democratici. 

Fra una settimana sapremo quanti dei nove repubblicani saranno ancora in lizza. Il governatore del New Jersey Chris Christie ha dichiarato che il New Hampshire ridurrà il numero dei candidati repubblicani a quattro o cinque. Ovviamente lui spera di essere fra di loro. Per i due democratici si tratterà di un duello fra Sanders e Hillary Clinton.  

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California 

(dmaceri@gmail.com)  

Il palinsesto di oggi