La politica

Comunali Roma. Centrodestra nella bufera

11-02-2016

 

ROMA. L'intenzione di Silvio Berlusconi era chiara: chiudere ieri sera insieme a Giorgia Meloni e Matteo Salvini la 'partita' sulle candidature del centrodestra alle prossime elezioni amministrative. Ed invece quella che doveva essere la giornata delle investiture per le due città simbolo, Roma e Milano, si trasforma in un caos che quasi oscura il sì ufficiale di Stefano Parisi alla corsa per il capoluogo lombardo. Il nodo è la Capitale ed il rischio, per ora solo sfiorato, che i veti incrociati e la tensione delle ultime ore, facciano saltare l'unità già precaria del centrodestra. 

A far precipitare la situazione è l'idea, prospettata martedì da Fratelli d'Italia, di far convergere il centrodestra su Rita Dalla Chiesa. La storica presentatrice del programma Forum non 'scalda' il cuore dell'ex premier sempre orientato sul duo Bertolaso-Marchini, ma prima di chiudere la porta, il Cavaliere decide di incontrare la possibile candidata. Prima ancora del faccia a faccia però, a stoppare sul nascere la corsa della Dalla Chiesa è il leader del Carroccio che non avrebbe gradito il metodo usato per la scelta del nome, interpretando il gesto della Meloni come una forzatura. Uno sgarbo per Salvini che si traduce nell'annuncio di disertare il summit serale a palazzo Grazioli che viene quindi rinviato. 

La rottura dell'alleanza sembra dunque ad un passo e tocca al leader azzurro tentare una mediazione. Di comune accordo con gli altri due decide di rinviare il vertice a data da destinarsi con l'obiettivo di lasciare che le acque si calmino. A Palazzo Grazioli però l'irritazione è palpabile: "La gestione di questa vicenda è stata pessima - è stato il ragionamento - stanno facendo tutto loro. Di fronte alla prospettiva di una vittoria sembro l'unico a voler tenere unito il centrodestra". 

L'impasse a questo punto è totale nonostante la decisione della Dalla Chiesa di sfilarsi dalla partita prima del tempo. E, come il gioco dell'oca, su Roma il centrodestra è tornato alla casella di partenza. Berlusconi e la stragrande maggioranza di Forza Italia fanno il tifo per Bertolaso ("Farò un ultimo tentativo", ha detto il Cavaliere ai suoi) e per Alfio Marchini su cui potrebbe convergere anche Francesco Storace che ieri ha visto Berlusconi. L'imprenditore romano poi godrebbe anche del via libera della Lega. 

Chi non vuol scendere a compromessi su 'Alfio' è Giorgia Meloni che, racconta chi la conosce bene, sarebbe rimasta più che sorpresa dalla reazione degli alleati all'ipotesi di far correre Rita Dalla Chiesa. Un nome, spiegano da Fdi, già noto a quanti (Salvini per primo) erano presenti al pranzo di lunedì ad Arcore. 

Nel caso in cui il Carroccio e gli azzurri dovessero sostenere l'imprenditore romano, Fratelli d'Italia non avrebbe dubbi: correre da soli con Fabio Rampelli, attuale capogruppo alla Camera, come candidato. Il ragionamento che fanno dentro il partito è molto netto: "Nella Capitale siamo il primo partito secondo i sondaggi e quindi abbiamo una certa responsabilità. Non possiamo sostenere Marchini, un uomo di sinistra". 

Nessuna intenzione poi di accettare il compromesso avanzato dal leader della Lega, e cioè tenere le primarie solo a Roma. La Meloni da sempre favorevole alza il tiro chiedendo un incontro a Berlusconi e lo stesso Salvini per "stilare le regole" per tenere la consultazione popolare in tutta Italia, ovviamente a Milano.

 

 

Rita Dalla Chiesa

"Mi sfilo, sono senza bandiere"

 

di Nicoletta Tamberlich

 

 

 

ROMA. "Lusingata ringrazio chi me lo ha proposto, prima di tutti Giorgia Meloni e chi mi ha mostrato affetto e sostegno in queste 48 ore. Ma parliamoci chiaro, non ci si improvvisa politici dall'oggi al domani, e tanto meno non si può avere la presunzione di pensare di amministrare una metropoli come Roma con tutti i problemi che ha da risolvere. Lo dico da cittadina, che la vive quotidianamente questa città, è un fatto di onestà, un dovere verso chi la abita, e chi ci guarda dall'esterno". Una vita passata in tv come conduttrice Rita Dalla Chiesa, 69 anni, (figlia del generale Carlo Alberto ucciso 33 anni fa dalla mafia a Palermo, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro) in una conversazione con l'Ansa risponde con la voce garbata che ne ha fatto per anni il suo tratto distintivo, mettendo a tacere una volte per tutte retroscena sulla sua candidatura alle elezioni della Capitale per il centrodestra. 

"Non voglio parlare di rifiuto, ho valutato questo sì, ma le mie priorità continuano a essere la mia famiglia e la mia professione". 

La ex conduttrice di Forum non esclude che continuerà a impegnarsi "per le battaglie" in cui crede e che ha sempre "portato avanti sui giornali, in tv e sui blog. Ma interpellata sulle sue simpatie politiche replica: "Oggi come oggi non mi identifico con nessuna bandiera. Ero di sinistra da giovane e tale sono rimasta a Mediaset per tanti anni, ma certi attacchi a Berlusconi non mi sono sentita di assecondarli, anche se poi le cose con il mio lavoro sono andate come sappiamo. Come è anche vero ho provato simpatia per Renzi quando ha iniziato la sua carriera, mi piaceva il suo entusiasmo. Questo significa che sono una cittadina libera di scegliere. Detto questo mi sono sentita molto lusingata dalla richiesta di Giorgia Meloni". 

Ma in politica secondo lei c'è il rischio che qualcuno possa venir strumentalizzato? 

"Non, in questo caso, è stata una proposta sincera. Nella mia vita non l'ho mai permesso a nessuno, e mi sono sempre fatta sentire. Ritengo che è un mestiere in cui c'è il rischio concreto di farsi molti nemici. E diciamo che la mia famiglia da questo punto di vista ha già pagato". 

Rita Dalla Chiesa aveva parlato in giornata anche con Radio24 e qui aveva confessato: "Sono nel panico", "servono le palle quadrate". 

Quanto a Salvini, La conduttrice Tv ha detto che il leader della Lega è una persona che le piace e si è detta contenta del fatto che la contrarietà manifestata dell'esponente leghista non sia stata espressa sul suo nome, ma sul "metodo" adottato.

 

Comunali Milano

Parisi lancia la sfida a Mr. Expo

 

MILANO. Stefano Parisi ha accettato la candidatura a sindaco di Milano per il centrodestra. E, con lui, il manager già direttore generale con la Giunta di Albertini ha voluto tutta la coalizione: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia ma anche l'area di Ncd, che pur non presentandosi con il simbolo del partito si occuperà di comporre la lista civica del candidato sindaco. 

Il nome di Parisi chiude così una lunga fase di stallo del centrodestra, impegnato dall'estate scorsa nella ricerca di un accordo arrivato però solo dopo che le primarie di centrosinistra hanno dato l'investitura a Giuseppe Sala, a sua volta ex direttore generale con la Giunta Moratti. 

Contro il manager di Expo - che ha riconosciuto di avere di fronte un "concorrente non facile" ma ha già bollato la scelta come "uno strascico di berlusconismo difficile da accettare" - è quindi in lizza un altro manager che mai finora aveva partecipato a una competizione elettorale. 

"E' stata una scelta difficile - ha dichiarato in una nota Parisi, che è a capo di Chili Tv e in passato è stato capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi, dg di Confindustria e ad di Fastweb - perché implica un profondo cambiamento delle mie prospettive di vita e professionali. Ma la spinta decisiva è venuta dall'aver verificato che intorno al mio nome s'è coagulato il consenso di tutte le componenti dell'area che è al governo della Regione Lombardia". 

E' in quest'ultimo passaggio la svolta politica, essendo Ncd nella maggioranza di Roberto Maroni, il governatore che più ha spinto per vincere le resistenze del segretario del suo partito, Matteo Salvini, per non lasciare i centristi a Sala o a Corrado Passera, candidato sindaco in solitaria. Il centrodestra sarà, a Milano, in versione classica, dunque. O in versione ligure: lo schieramento ricorda infatti quello che sostenne Giovanni Toti alle ultime Regionali. 

Oggi come allora le spaccature a sinistra potrebbero rivelarsi favorevoli a un risultato però tutto da conquistare. Silvio Berlusconi parla già di Parisi come di uno che "sarà un sindaco di altissimo livello", sottolineando che "è stato uno dei protagonisti della grande stagione del centrodestra a Milano e unisce una sperimentata capacità manageriale ad una profonda conoscenza della macchina amministrativa comunale". "Noi siamo impegnati pancia a terra a lavorare per Parisi", ha detto il segretario leghista Salvini, facendo notare le difficoltà emerse invece per un accordo su Roma. 

L'impegno del centrodestra sarà ora quello di colmare il divario soprattutto comunicativo con Sala. Nei prossimi giorni Parisi dovrà essere presentato ai milanesi, che ancora poco lo conoscono. E potrebbe essere un evento alla presenza dei leader della coalizione - oltre a Berlusconi e Salvini, Giorgia Meloni - ad aprire la campagna elettorale. Ma è probabile che nulla si deciderà fino al chiarimento sulle candidature a Roma. 

Il palinsesto di oggi