La politica

Juncker ottimista: "Londra resterà nell'Ue"

17-02-2016

 

BRUXELLES. Ottimismo di facciata e frenetici negoziati sotterranei si intrecciano nelle ultime ore prima del vertice europeo che 'deve' trovare l'accordo che permetta a David Cameron di presentarsi da vincitore all'opinione pubblica britannica e chiedere quel 'sì' al referendum-trappola sulla permanenza del Regno Unito nel club europeo da lui stesso ideato. 

Ma alle perplessità (soprattutto dei paesi dell'Est) per i limiti all'accesso al welfare, si aggiungono i timori per le proposte di Tusk che potrebbero sganciare banche, istituzioni finanziarie ed assicurative dal 'single rulebook' europeo. 

"Non c'è un piano B, la Gran Bretagna resterà nella Ue", dice Jean Claude Juncker al Parlamento europeo proprio mentre l'inquilino di Downing Street vi si aggira per incontrare prima Martin Schulz (ed i negoziatori Roberto Gualtieri, Elmar Brok e Guy Verhofstadt) poi i capigruppo di popolari e socialisti, Manfred Weber e Gianni Pittella. Cameron cerca di smontare l'ultimo attacco del leader euroscettico Nigel Farage (e dell'ala oltranzista dei Tories) che agita lo spettro di un veto di Parlamento europeo e Corte di Giustizia. 

Vorrebbe la garanzia che l'Eurocamera non si metterà di traverso in fase di ratifica dell'accordo. Ma il tentativo riesce a metà. Schulz "garantisce" l'impegno dell'Eurocamera, non l'esito dell'iter legislativo. "Il Parlamento - dice il socialdemocratico tedesco - farà tutto il possibile per sostenere un compromesso ed un accordo equo, ma non posso preconfezionare il risultato". D'altronde, spiega, "nessun governo può andare in Parlamento e dire 'questa è la proposta, garantitemi che non ci saranno modifiche', in democrazia non funziona così". 

Intanto Weber anticipa che il Ppe, forza di maggioranza relativa, è disposto ad accettare un'eccezione per Londra ma non l'estensione ad altri Paesi. Posizione che rischia di complicare ancora di più la vita del fragile compromesso in gestazione. Per la stampa britannica, anche se Schulz osserva che in Parlamento "normalmente non ci sono problemi" di fronte a vitali accordi a 28, è "un passo indietro" per Cameron, che ha sempre parlato di accordo legalmente vincolante da subito. Qualsiasi compromesso invece entrerà in vigore solo dopo che il referendum si sarà tenuto, con la vittoria del 'sì' alla Ue (peraltro sostenuto dal principe William e dagli ultimi sondaggi) e diventerà legge solo dopo la ratifica del Parlamento europeo. 

Anche per Sandro Gozi "ci sono le condizioni per trovare un accordo" ed è "interesse di tutti che il Regno Unito resti nella Ue". Il sottosegretario agli Affari europei nel Consiglio affari generali che ha preparato il vertice ha anche constatato "aperture importanti" da parte del gruppo di Visegrad sulla questione dei limiti all'accesso al welfare. 

Ma alti funzionari e diplomatici europei si attendono uno scontro sulla richiesta britannica di avere un "diverso set" di regole per le sue banche e istituzioni finanziarie, comprese le assicurazioni, inserito tra le proposte sulla revisione della governance economica. Uno scenario che creerebbe il caos soprattutto per le compagnie transnazionali.

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