La politica

Bruxelles. Battaglia per la Gran Bretagna

19-02-2016

 

ROMA. I tentativi di revisione della spesa pubblica finora si sono rivelati un "parziale insuccesso" perché si sono tradotti più in tagli rigidi e generalizzati che in processi di efficienza della pubblica amministrazione. E' la fotografia scattata dalla Corte dei Conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario, nella quale ancora una volta il presidente Raffaele Squitieri ha posto l'accento sulla qualità dei servizi, sacrificata troppo spesso alla tenuta dei conti pubblici. 

Ciononostante, osservano comunque i magistrati contabili, la spesa è comunque calata in modo "massiccio" dall'inizio della crisi, "26 miliardi" solo negli ultimi due anni, sottolinea il viceministro Enrico Zanetti, "mica noccioline". Quindi il risultato dal punto di vista quantitativo è stato raggiunto, tanto che ormai, avverte però Squitieri, i margini per intervenire sono ridotti al lumicino. E in uno scenario in cui invece, anche alla luce della fase di rallentamento globale e di nuova incertezza, di riduzioni delle uscite dello Stato ci sarà ancora molto bisogno. Si fa più stretta, quindi, la strada che necessariamente dovrà continuare a percorrere il governo, che pure ha adottato una "linea diversa" e "convincente" - quella di puntare appunto sulla "razionalizzazione", con una spesa "più ragionata e meglio distribuita". 

Dopo le stime di Bruxelles e il rallentamento già registrato dall'Istat nell'ultimo trimestre del 2015, infatti, anche l'Ocse ha limato al ribasso le prospettive di crescita del Belpaese - insieme a quelle globali ed europee. Secondo l'organizzazione il Pil italiano nel 2016 salirà solo dell'1%, rispetto alle ultime previsioni di novembre che vedevano la perfomance dell'economia italiana migliorare dell'1,4%. Una ‘doccia fredda' per il governo, attaccano le opposizioni, e numeri che, secondo la Cgil, porteranno inevitabilmente a una manovra correttiva già in primavera. La differenza con le ultime stime del governo, che all'aggiornamento del Def di ottobre indicava per quest'anno un +1,6%, anche alla luce dell'Ocse si sta sempre più rivelando come "un errore di previsione" che porterà inevitabilmente a rimettere mano ai conti pubblici: "Le ultime due leggi di Stabilità sono state elaborate sulla base di previsioni di crescita superiori dello 0,3%. Decimali - ci tiene a sottolineare il sindacato di Corso d'Italia - assolutamente non trascurabili". 

La possibilità di una manovra in corsa finora è stata esclusa da maggioranza e governo. Su 2015 e 2016 "reggiamo - dice il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia - ma è evidente che per il 2017 dobbiamo rimettere le mani sui conti". A conti fatti se si dovesse davvero concretizzare lo spettro di una crescita che si ferma all'1%, significherebbe che le stime del Pil dovranno essere ridotte di 0,6 punti. Il peggioramento del deficit, in questo caso, si potrebbe aggirare sugli 0,3 punti: in soldoni circa 5 miliardi che graverebbero sui conti. 

Anche se, va detto, l'Unione Europea potrebbe non penalizzare un Paese - e quindi chiedere correzioni - per gli scostamenti dovuti al rallentamento del ciclo economico. Certo, e anche di questo si dovrà tener conto, questo rappresenterebbe un ulteriore granello sulla bilancia delle valutazione di Bruxelles che ancora deve dare il via libera all'intero punto di Pil di flessibilità che l'Italia ha già chiesto per quest'anno.

 

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