Cultura

Musei. Met Breuer, il quarto spazio

03-03-2016

 

NEW YORK. E' una stagione d'oro per i nuovi musei a New York e per l'arte dell'ultimo secolo: dopo il nuovo Whitney di Renzo Piano sulla High Line, sta per aprire i battenti, forte di un nuovo logo e di un nuovo sito online che ne rappresenta il "quarto spazio", il Met Breuer: la sezione del Metropolitan Museum of Art dedicata all'arte dell'ultimo secolo sarà ospitata nella sede dell'ex Whitney inaugurata 50 anni fa su progetto dell'architetto della Bahaus Marcel Breuer. 

E' un bombardamento intellettuale quello che il Met Breuer proporrà al visitatore a partire dal 18 marzo e che l'Ansa ha visitato in anteprima. Una mostra, "Unfinished Thoughts", esplora il concetto di cosa costituisce un'opera d'arte compiuta attraverso 200 straordinari capolavori che per vari motivi non sono stati ultimati dal loro autore nel'arco di sei secoli: tra questi un paesaggio di Van Gogh a cui manca il cielo, sei degli ultimi Turner evanescenti come una nuvola e la Cleopatra di Guido Reni prestata dai Musei Capitolini le cui mani si intravedono in pennellate appena abbozzate. 

Lo spazio, minuziosamente restaurato nello spirito del "brutalismo" di Breuer, resterà in mano al Met per almeno otto anni grazie a un accordo con il Whitney che ne è ancora il proprietario. "Siamo tornati alle origini", ha detto John Beyer, fondatore e partner dello studio Beyer Blinder Belle che ha curato il restauro "grattando", come ha detto il direttore del Met Tom Campbell, "la gomma americana dal pavimento". 

Un riferimento concreto al lavoro di "pulizia" che ha riportato il Breuer a quello che era quando aprì i battenti, Jackie Kennedy "madrina" nel 1966, ma anche una metafora. Il Whitney "uptown" era dedicato rigorosamente alla sola arte americana. Il Met Breuer ha un respiro molto più ampio, cronologico, geografico e di prospettiva, anche grazie alla collezione enciclopedica delle sue istituzioni sorelle: il "vecchio" Met sulla Quinta Strada e il medievaleggiante Cloisters nell'estremo nord di Manhattan. L'altra mostra che tiene a battesimo l'apertura è sulla modernista Nasreen Mohamedi che nel dopo-indipendenza indiana si ispirò a Paul Klee e Agnes Martin, attingendo anche all'architettura Mughal e al neorealismo italiano. Lo scopo del Met Breuer sono "solo" 116 anni di storia dell'arte, dal 1900 al 2016, ma la sua programmazione mira a raccontare storie "le cui fonti attingono ai cinque millenni di arte contenuti nei tesori del Met", ha spiegato la curatrice Sheena Wagstaff, una britannica che Campbell ha "importato" dalla Tate Modern per curare le raccolte dal Novecento in avanti. 

L'obiettivo, ha detto la Wagstaff alla presentazione dei programmi del Breuer nei prossimi mesi e che include anche una grande rassegna di foto molte inedite di Diane Arbus, è di "disturbare e espandere la narrativa".

Il palinsesto di oggi