Dal Mondo

Siria. Putin ritira i jet, Usa e Gran Bretagna cauti

16-03-2016

Nel giorno del quinto anniversario dell'inizio delle violenze in Siria la guerra nel Paese continua. Nonostante l'annuncio del presidente russo Vladimir Putin del ritiro di parte delle truppe. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si dicono cauti, anche perché mentre i primi jet russi tornavano in patria, altri proseguivano in Siria i raid aerei assieme ai caccia governativi.

 

BEIRUT. Nel giorno del quinto anniversario dell'inizio delle violenze in Siria la guerra nel Paese continua. Nonostante l'annuncio del presidente russo Vladimir Putin del ritiro di parte delle truppe. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si dicono cauti, anche perché mentre i primi jet russi tornavano in patria, altri proseguivano in Siria i raid aerei assieme ai caccia governativi. 

L'Iran parla di un "segnale che potrebbe essere positivo" e assicura che continuerà a sostenere la Siria nella "lotta al terrorismo", mentre l'opposizione siriana rilancia: è necessario il ritiro di tutti gli stranieri. Il segretario di Stato Usa John Kerry la settimana prossima sarà a Mosca per discutere della questione siriana. Ma sarà preceduto nella capitale russa dal capo di Stato israeliano Reuven Rivlin, a giorni atteso in Russia. 

Sulla questione si è oggi espresso il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che ha definito "importante" la decisione russa. E il Vaticano, tramite il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, ha ribadito il "desiderio che si raggiunga la pace in Siria". 

Sul terreno sono proseguiti intensi i raid russi e governativi, mentre l'Isis ha smentito le notizie confermate dal Pentagono della morte del sedicente ministro della difesa dell'Isis, Omar il Ceceno, che secondo gli Usa e altre fonti irachene sarebbe stato ferito gravemente in un raid aereo nei pressi di Raqqa. I bombardamenti sono avvenuti in particolare nell'area di Palmira, in mano all'Isis e nota per il sito archeologico romano e patrimonio Unesco dell'umanità. Da Mosca è stato ribadito che la Russia continuerà i raid aerei conto obiettivi terroristici in Siria. "E' ancora presto per parlare di vittoria sul terrorismo", ha dichiarato il vice ministro della Difesa Nikolai Pankov. 

In tal senso, il contingente militare che resta in Siria - protetto dal sistema antimissilistico S-400 - continuerà a colpire i "terroristi", termine usato da Mosca e Damasco per definire chiunque si opponga al potere del presidente siriano Bashar al Assad. Se il governo siriano ha ieri ripetuto che la decisione russa è avvenuta "in coordinamento" con Damasco, il Cremlino ha invece affermato che la decisione è stata presa "senza consultare i colleghi stranieri". Damasco comunque si aspetta che ora gli Stati Uniti "facciano pressione su coloro che non accettano una soluzione in Siria", ovvero sulle opposizioni. Queste, riunite a Ginevra per colloqui indiretti mediati dall'Onu con il governo, hanno ieri chiesto "il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Siria, non solo quelle russe". E hanno espresso cautela sull'annuncio russo del ritiro: "Sentire un annuncio è una cosa, vederlo applicato sul terreno è un altro. Sarà uno sviluppo positivo se Putin è serio nel volerlo applicare", ha detto Salim Muslet, della delegazione delle opposizioni presenti in Svizzera. 

Sempre da Ginevra, l'inviato speciale dell'Onu Staffan De Mistura ha definito "uno sviluppo significativo" la decisione di Mosca di ritirare parte delle sue truppe. De Mistura, che ieri ha proseguito gli incontri iniziati lunedì, ha anche auspicato che quest'annuncio possa avere un impatto positivo sui negoziati. Dello stesso avviso la Cina, secondo cui "la decisione" di Mosca "invierà un segnale positivo alla comunità internazionale, specialmente alle parti in causa in Siria, e le spingerà a risolvere la questione siriana attraverso il dialogo e il negoziato".

Il palinsesto di oggi