Dall'Italia

Vatileaks. Vallejo: "ho passato le carte per comprare la mia libertà"

16-03-2016

 

CITTA' DEL VATICANO. "Non ho mai parlato a nessuno della mia intenzione di passare documenti ai giornalisti. Neanche a Francesca Chaouqui di cui non mi fidavo. Era un modo di pagare la mia libertà. Prima di conoscere i giornalisti non mi era venuto in mente. Ma poi l'ho fatto". E' uno dei passaggi della deposizione di ieri di mons. Lucio Vallejo Balda, contro-interrogato dalle parti difensive, nella sesta udienza del processo 'Vatileaks 2' sulla sottrazione e la fuga delle carte riservate della Santa Sede. 

"Francesca si vantava di avere informazioni della mia vita privata, dei miei beni, delle mie proprietà e pure dei miei problemi col fisco", ha detto ancora il prelato spagnolo, tornato a descrivere ieri il contesto di pressioni e condizionamenti subito dall'altra ex-componente della Commissione Cosea sulle finanze vaticane. "Da parte dei giornalisti c'erano minacce?", gli ha ad esempio chiesto, nell'udienza durata oltre sei ore, l'avvocato difensore della Chaouqui, Laura Sgrò. 

"Minacce dirette da parte di Francesca, ma non dai giornalisti - ha risposto - però i giornalisti facevano parte dello stesso gruppo. Io sapevo che loro conoscevano cose di me che non mi volevano dire. Mi sono sentito pressato, come dire, a ‘comportarmi bene'". 

Il prelato ha anche distinto tra i due cronisti imputati nel processo. 

"Di Fittipaldi non pensavo fosse così dentro alla 'struttura', al mondo che ritenevo ci fosse dietro la Chaouqui - ha sottolineato -. Con Nuzzi ho invece capito che aveva rapporti molto stretti con Francesca". 

Per questo, "c'era una situazione di ansia. Io sapevo che Nuzzi mi poteva fare danno". 

Il "mondo" della Chaouqui, è stato ulteriormente ribadito, è quello in cui "comparivano anche personaggi come Luigi Bisignani e Paolo Berlusconi". "Lei è stato sollecitato a dare informazioni?", gli ha chiesto l'avvocato Lucia Musso, legale del giornalista e co-imputato Emiliano Fittipaldi. 

"La mia situazione era di ansia - ha risposto Vallejo - e ho interpretato le parole che mi sono state rivolte in un modo che uno arriva pure ad avere paura di fare delle domande". "Ma Fittipaldi l'ha minacciata per avere i documenti?", ha insistito l'avvocato. "Io ho interpretato alcune parole di Fittipaldi come se sapesse chissà quante cose nei miei confronti e quindi ho temuto che potessi essere ricattato", è stata la risposta, con la precisazione che "pur sentendo la pressione" "non ci sono state minacce dirette e concrete". 

Alla domanda dell'avvocato Roberto Palombi, difensore di Gianluigi Nuzzi. "Ma lei era minacciato o si sentiva minacciato?", Vallejo ha risposto: "Io direi mi sentivo minacciato". "Benissimo", ha commentato il legale. "Basta vedere i whatsapp di Francesca con le minacce per capire che tutto quello che mi circondava era pericoloso", ha ancora spiegato il monsignore, tuttora detenuto in cella in Vaticano, al quale tra l'altro Nuzzi, in una conversazione privata, disse: "Dovete fare pace perché Francesca ti può fare molto male". 

Nel pomeriggio si è passati all'esame di Fittipaldi, che ha puntualizzato come dei 20 fogli passatigli da Vallejo, solo due erano documenti di un minimo interesse giornalistico (una lettera firmata dal cardinale George Pell e una lettera allegata al bilancio Ior, che è pubblicato su Internet), e che alla fine hanno prodotto in tutto sette righe nel suo libro "Avarizia", pronto prima ancora di aver conosciuto il presunto "corvo" nel maggio 2015 (in precedenza lo aveva cercato un anno e mezzo fa in occasione del party sulla terrazza della Prefettura per le canonizzazioni dei santi Roncalli e Wojtyla, ma Vallejo non si era fatto trovare). 

"Non prendo documenti come se fossi una buca delle lettere", ha rivendicato Fittipaldi che due volte in aula si è avvalso del segreto professionale su documenti che avrebbe dovuto scambiare con Vallejo (scambio poi non avvenuto) e sul contenuto di colloqui. 

In apertura di udienza, la Chaouqui si è presentata con la sua tesi di laurea in Giurisprudenza su "La prova nel giudizio abbreviato" che ha dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "L'ho portata per dire che accusare me di mafia è la peggiore accusa che quel 'verme' potesse farmi", ha detto con riferimento a Vallejo che lunedì ha ricordato una frase che gli avrebbe detto la donna, al momento in cui voleva mantenere il lavoro in Vaticano, sul fatto che "l'unico aiuto può essere la mafia". 

Dopo le lunghe ore di udienza, ieri la Chaouqui, al settimo mese di una gravidanza certificata "a rischio", ha accusato dolori in aula. Uscita fuori è stata assistita sia da medici che da personale della Gendarmeria ma ha rifiutato la proposta di ricoverarsi in ospedale. "Ho voluto continuare a difendermi". 

Mentre l'udienza comunque aveva termine, è stata quindi accompagnata in una sala appositamente attrezzata e le è stato consigliato di stare a riposo. 

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