Dal Mondo

Tragedia in Catalonia. Renzi vicino alle famiglie delle 7 ragazze italiane

22-03-2016

 

TORTOSA (SPAGNA). Erano sette ragazze, appassionate, piene di vita, innamorate come tanti altri giovani italiani di Barcellona: ora sono sette salme allineate nel piccolo obitorio di Tortosa, e l'Italia è sotto shock. 

Il premier Matteo Renzi è volato nella cittadina catalana per portare la solidarietà del paese alle loro famiglie distrutte dal dolore, arrivate una dopo l'altra nella cittadina catalana per la struggente procedura del riconoscimento. "Ho portato a quei genitori l'affetto e la commozione degli italiani, tutti, tutti insieme, nessuno escluso", ha spiegato dopo un incontro di un'ora con i familiari nel castello di Tortosa. Mentre padri e madri affranti delle sette studentesse (Francesca Bonello, Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino e Elisa Scarascia Mugnozza) e quelli delle sei di altri paesi uccise nell'incidente del bus maledetto che le trasportava da Valencia a Barcellona scoprivano i corpi spesso martoriati delle loro figlie, da tutta l'Italia sono arrivate testimonianze di affetto e solidarietà. 

Il Papa si è detto "addolorato" per "una perdita irreparabile". Anche in Spagna, nonostante le vittime siano tutte straniere, l'emozione è fortissima. "Trece vidas rotas" (Tredici vite spezzate) il titolo a tutta prima pagina di La Vanguardia. Il paese si interroga sull'assurdità, e sulle responsabilità, di un incidente che poteva essere evitato. 

L'autista 63nne del bus, vicino alla pensione, è indagato per 13 "omicidi per imprudenza", equivalente spagnolo dell'omicidio colposo. L'ipotesi più accreditata è che si sia addormentato al volante. Il pesante automezzo avrebbe sbandato verso destra svegliandolo, lui avrebbe dato una forte sterzata a sinistra, facendo piombare il bus sulla carreggiata opposta dell'autostrada. Secondo La Razon, avrebbe detto sconvolto ai primi soccorritori "Lo siento, me he dormido" ("Mi spiace, mi sono addormentato"). Una responsabilità pesante, molto pesante. Ora è stato ricoverato in stato di shock. I ragazzi a bordo dormivano al momento dello schianto, dopo la notte trascorsa nella spettacolare 'festa dei fuochi' di Las Fallas di Valencia. Il sospetto è che non abbia riposato abbastanza prima di ripartire alle 3 del mattino per Barcellona. 

La strage delle studentesse solleva anche altri dubbi sulla sicurezza di queste gite 'low cost', 20 euro per andata e ritorno Barcellona-Valencia in 24 ore. Diverse ragazze morte, secondo La Vanguardia, non avevano la cintura di sicurezza allacciata. Chi l'aveva, dei 57 passeggeri, è sopravvissuto. 

Ma quanti ragazzi pensano ad allacciare la cintura quando dormono fra gli amici in un bus che li riporta a casa da una festa nel cuore della notte? Le 13 vittime erano sedute nella parte sinistra del bus, quella che si è schiacciata contro l'asfalto quando si è capovolto in mezzo all'autostrada. Quattro giovani italiani, tre ragazze e un ragazzo, sono ancora ricoverati. 

Secondo l'ambasciatore d'Italia in Spagna Stefano Sannino, che ieri ha accolto le famiglie a Tortosa, i medici escludono che siano in pericolo di vita. La torinese Annalisa Riba dovrà essere operata per una vertebra cervicale lesionata, ha detto sua mamma. L'emiliana Laura Ferrari, 23 anni, ha subito un delicato intervento a Barcellona. 

Nella mente dei feriti, di tutti i sopravvissuti, rimangono stampati i pochi secondi dell'orrore di domenica, il brutale risveglio mentre il bus rotolava in mezzo all'autostrada, nel buio, fra urla e terrore. Quando la carcassa metallica si è immobilizzata, molti non potevano muoversi. Peggio ancora vedevano accanto a sé i corpi senza vita delle compagne. Per loro il 'sogno' di Barcellona, vissuto da un numero sempre crescente di italiani, soprattutto giovani, era finito.

 

All'obitorio dramma senza fine e dolore incontenibile

 

TORTOSA (SPAGNA). Erano sette ragazze, appassionate, piene di vita, innamorate come tanti altri giovani italiani di Barcellona: ora sono sette salme allineate nel piccolo obitorio di Tortosa, e l'Italia è sotto shock. 

Il premier Matteo Renzi è volato nella cittadina catalana per portare la solidarietà del paese alle loro famiglie distrutte dal dolore, arrivate una dopo l'altra nella cittadina catalana per la struggente procedura del riconoscimento. "Ho portato a quei genitori l'affetto e la commozione degli italiani, tutti, tutti insieme, nessuno escluso", ha spiegato dopo un incontro di un'ora con i familiari nel castello di Tortosa. Mentre padri e madri affranti delle sette studentesse (Francesca Bonello, Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino e Elisa Scarascia Mugnozza) e quelli delle sei di altri paesi uccise nell'incidente del bus maledetto che le trasportava da Valencia a Barcellona scoprivano i corpi spesso martoriati delle loro figlie, da tutta l'Italia sono arrivate testimonianze di affetto e solidarietà. 

Il Papa si è detto "addolorato" per "una perdita irreparabile". Anche in Spagna, nonostante le vittime siano tutte straniere, l'emozione è fortissima. "Trece vidas rotas" (Tredici vite spezzate) il titolo a tutta prima pagina di La Vanguardia. Il paese si interroga sull'assurdità, e sulle responsabilità, di un incidente che poteva essere evitato. 

L'autista 63nne del bus, vicino alla pensione, è indagato per 13 "omicidi per imprudenza", equivalente spagnolo dell'omicidio colposo. L'ipotesi più accreditata è che si sia addormentato al volante. Il pesante automezzo avrebbe sbandato verso destra svegliandolo, lui avrebbe dato una forte sterzata a sinistra, facendo piombare il bus sulla carreggiata opposta dell'autostrada. Secondo La Razon, avrebbe detto sconvolto ai primi soccorritori "Lo siento, me he dormido" ("Mi spiace, mi sono addormentato"). Una responsabilità pesante, molto pesante. Ora è stato ricoverato in stato di shock. I ragazzi a bordo dormivano al momento dello schianto, dopo la notte trascorsa nella spettacolare 'festa dei fuochi' di Las Fallas di Valencia. Il sospetto è che non abbia riposato abbastanza prima di ripartire alle 3 del mattino per Barcellona. 

La strage delle studentesse solleva anche altri dubbi sulla sicurezza di queste gite 'low cost', 20 euro per andata e ritorno Barcellona-Valencia in 24 ore. Diverse ragazze morte, secondo La Vanguardia, non avevano la cintura di sicurezza allacciata. Chi l'aveva, dei 57 passeggeri, è sopravvissuto. 

Ma quanti ragazzi pensano ad allacciare la cintura quando dormono fra gli amici in un bus che li riporta a casa da una festa nel cuore della notte? Le 13 vittime erano sedute nella parte sinistra del bus, quella che si è schiacciata contro l'asfalto quando si è capovolto in mezzo all'autostrada. Quattro giovani italiani, tre ragazze e un ragazzo, sono ancora ricoverati. 

Secondo l'ambasciatore d'Italia in Spagna Stefano Sannino, che ieri ha accolto le famiglie a Tortosa, i medici escludono che siano in pericolo di vita. La torinese Annalisa Riba dovrà essere operata per una vertebra cervicale lesionata, ha detto sua mamma. L'emiliana Laura Ferrari, 23 anni, ha subito un delicato intervento a Barcellona. 

Nella mente dei feriti, di tutti i sopravvissuti, rimangono stampati i pochi secondi dell'orrore di domenica, il brutale risveglio mentre il bus rotolava in mezzo all'autostrada, nel buio, fra urla e terrore. Quando la carcassa metallica si è immobilizzata, molti non potevano muoversi. Peggio ancora vedevano accanto a sé i corpi senza vita delle compagne. Per loro il 'sogno' di Barcellona, vissuto da un numero sempre crescente di italiani, soprattutto giovani, era finito.

 

Nomi e storie delle sette vittime

 

Elena Maetrini

 

GROSSETO. Una ragazza solare, amata, orgogliosa dei suoi studi a Firenze e poi del programma Erasmus, a Barcellona, evidenziato pure tra i suoi 'mi piace' di Facebook. Elena Maestrini, 21 anni, "lascia un enorme vuoto in tutti noi", scrive il Comune di Gavorrano (Grosseto) a nome di tutta la piccola comunità del paese maremmano. 

A casa l'aspettavano per Pasqua: sarebbe dovuta ripartire dalla Spagna proprio ieri. Uno 'stacco' previsto nel periodo Erasmus - dopo due mesi già trascorsi all'estero - e organizzato per le festività imminenti.   Invece è morta dopo ore di trepidante speranza della famiglia che fosse, almeno, tra i feriti dell'ospedale di Tarragona dopo il tragico incidente in autostrada. Elena avrebbe dovuto trascorrere la Pasqua proprio a Bagno di Gavorrano, la frazione dove abitava da sempre con i genitori. 

Il padre Gabriele è un tecnico del settore dell'edilizia, la madre Roberta una casalinga, impegnata nel volontariato locale. Era la loro unica figlia. Aveva fatto il liceo scientifico a Follonica, poi ha deciso di proseguire gli studi scegliendo la facoltà di Economia a Firenze. 

E appena sabato scorso con le compagne di corso aveva chiesto un prolungamento del programma Erasmus per 'agganciare' un appello di esami a luglio. Anche da lontano manteneva vivo il legame col suo paese di ex minatori, animando i gruppi locali di Fb.  

 

 

Valentina Gallo

 

FIRENZE. Si ferma anche a Firenze il dolore per la morte delle studentesse italiane che erano a bordo del bus navetta in Spagna. Alla facoltà di Economia aziendale del polo di Novoli studiavano 3 delle giovani italiane decedute. Una di loro, Valentina Gallo, a Firenze era nata 22 anni fa e qui è cresciuta anche se la famiglia è di origini campane: i genitori sono di Vallate (Avellino), insegnanti di lingue in due scuole superiori a Firenze. 

Capelli neri a caschetto, Valentina nella foto sul suo profilo di facebook appare sorridente. E "sorridente, gentile e sempre educata", la descrive Estella, la titolare del bar sotto la sua abitazione in via dello Statuto. "Sono sempre i migliori ad andarsene... voglio ricordarti così, con quel sorriso che faceva invidia al mondo intero! Sarai sempre nei nostri cuori Vale", scrive un amico su fb con a fianco il simbolo del cuore. 

Valentina in Spagna era arrivata a fine gennaio e proprio sabato insieme alle amiche Lucrezia Borghi ed Elena Maestrini, anche loro morte nello schianto del pullman sull'autostrada a Tarragona, aveva chiesto il prolungamento dell'Erasmus fino a luglio: l'Ateneo fiorentino avrebbe dato loro presto una risposta. Nei prossimi giorni aspettava la madre a Barcellona: la donna lo aveva detto la settimana scorsa ai suoi studenti del liceo classico Machiavelli, la stessa scuola che Valentina aveva frequentato prima di scegliere Economia aziendale. 

 

 

Elisa Scarascia

 

ROMA. Mancavano pochi mesi e avrebbe coronato il suo sogno, quello di diventare chirurgo. E invece le speranze di Elisa Scarascia Mugnozza, che avrebbe compiuto 26 anni a maggio, si sono infrante quando il bus sul quale viaggiava insieme ad altre studentesse, ha avuto un incidente per lei e molte altre fatale. Un viaggio di notte. E forse anche per questo l'autista ha avuto quel colpo di sonno che ha trasformato in tragedia una gita domenicale. 

Elisa era nata a Roma, aveva una sorella e un fratello più piccoli, e si era trasferita a Barcellona con l'Erasmus. Proveniva da una famiglia di accademici. Il padre è Giuseppe, docente di Ecologia forestale all'Università degli Studi della Tuscia mentre il nonno, Gian Tommaso, è stato il fondatore e primo rettore dello stesso ateneo, nonché tra i fondatori della Conferenza dei rettori e primo presidente Crui. Elisa è anche nipote di Gabriele Scarascia Mugnozza, docente di Scienze della terra, direttore del Dipartimento di Geologia e prorettore della Sapienza di Roma. 

"Elisa era una ragazza piena di vita, entusiasmo, era stupenda, solare - racconta la sorella Costanza tra le lacrime - era sempre allegra". Le foto che appaiono su Facebook sono quelle di una ragazza che amava la vita, i viaggi, la pittura e che aveva molti amici. Ironica, tanto da apparire in numerose foto travestita da renna natalizia o mascherata per il Carnevale da panda o da pirata, Elisa aveva girato tutto il mondo, Londra, Seattle, Caraibi, Tulum, Istanbul. Quando era a Roma abitava con la sua famiglia all'Olgiata e per il suo quartiere sognava una biblioteca. 

 

Elisa Valent

 

UDINE. Dolore e sgomento attanagliano in queste ore tutta la piccola comunità di Venzone (Udine), il paese d'origine di Elisa Valent, 25 anni, studentessa di Filologia Moderna all'Ateneo di Padova, una delle vittime italiane dell'incidente del pullman in Catalogna (Spagna). 

Un dramma di cui si è fatto portavoce Fabio Di Bernardo, sindaco del comune di 2.200 abitanti non lontano da Gemona del Friuli, la cittadina pedemontana dove Elisa era nata e aveva studiato al Liceo Scientifico 'Luigi Magrini' prima di iscriversi all'Università di Udine, sede nella quale aveva conseguito la laurea triennale nel marzo del 2014. "Qui ci conosciamo tutti - ha detto - e il dramma vissuto da questa famiglia è il dramma di tutto il paese". 

Il primo cittadino ha annunciato che non appena avrà ottenuto dai genitori di Elisa la conferma dell'ufficialità del decesso, dichiarerà il lutto cittadino. Iscritta al secondo anno del corso di laurea magistrale in Filologia moderna all'Università di Padova, Elisa si trovava a Barcellona con il programma Erasmus da febbraio e sarebbe rimasta per un periodo di circa sei mesi, fino a settembre. 

 

 

Lucrezia Borghi

 

GREVE IN CHIANTI (FIRENZE). "Una ragazza solare, le volevano bene tutti", dice il sindaco. "Una giovane positiva, generosa, stava andando verso la vita", ricorda il parroco. Greve in Chianti è un paese piegato dal dolore. La notizia della morte di Lucrezia Borghi è arrivata nella notte alla famiglia dopo che le prime informazioni, frammentarie, dalla Spagna, ne parlavano come di una dei feriti. Anche per lei - come per altre vittime - si è sperato che fosse così fino all'ultimo, cioè fino al riconoscimento della salma fatto in Spagna dai genitori, Fabrizio, il padre, un dipendente della società ambientale Quadrifoglio, e Cecilia, la madre, che fino a poco fa gestiva uno dei negozi storici della cittadina. 

La famiglia abita in centro. In casa c'è rimasta la nonna materna, anziana. I nonni paterni abitano in un'altra zona del paese. In Spagna ci è andato anche il fidanzato, Filippo. Invece il fratello di Lucrezia, più piccolo, 14 anni, è stato accompagnato presso dei parenti. Dopo il liceo Lucrezia - che avrebbe compiuto 22 anni il prossimo ottobre - aveva scelto di proseguire con la facoltà di Economia. Poi si è aperta la strada dell'Erasmus.  

 

Francesca Bonello

 

GENOVA. Il sorriso di Francesca Bonello rimarrà per sempre nei cuori di chi ha incrociato nella vita. Un sorriso contagioso, solare, che ti entra dentro e non ti lascia più. Le parole si fanno strada a fatica tra le lacrime, il dolore e la rabbia di chi ha conosciuto la studentessa di medicina di Genova, 24 anni, morta insieme ad altri 12 studenti Erasmus a Tarragona in un incidente stradale. 

Gli amici descrivono una giovane donna curiosa, intelligente, impegnata e soprattutto altruista. La fede e la medicina erano le sue passioni. La prima vissuta in modo critico, non scontato ma come una fedele che si pone domande e cerca risposte non ovvie. Una fede vera e concreta. La seconda studiata per mettersi al servizio degli altri, dei più deboli e più poveri. "L'estate scorsa - ricorda padre Francesco, presidente della Comunità di vita cristiana di cui Francesca faceva parte - era andata in Ciad con il fidanzato Federico, che è medico, per mettere in pratica quello che stava imparando all'università, per aiutare gli altri". 

 

 

Serena Saracino

 

TORINO. Una farfalla che, leggera, sta per posarsi su un papavero. C'è tutta la spensieratezza dei suoi 23 anni non ancora compiuti nella foto sulla pagina Facebook di Serena Saracino, la studentessa torinese morta nell'incidente di Tarragona, in Spagna. 

La giovane, al quarto anno di Farmacia, l'ha postata giovedì scorso, poche ore prima di partire per Valencia, la sua ultima gita, dove con le sue amiche ha assistito alla Notte dei Fuochi della celebre Fiesta de Las Fallas. "Amava molto Barcellona, che però le è costata la vita", racconta in lacrime al telefono il padre Alessandro. "E ha ucciso anche il suo papà - aggiunge - e la sua mamma...". 

La giovane era partita per l'Erasmus lo scorso febbraio. Una esperienza desiderata a lungo, per lei che aveva la passione per gli studi. "Non è colpa di nessuno, ma non è possibile che giovani che vanno in un Paese amico, come la Spagna, per studiare perdano la vita in un modo così assurdo", sottolinea papà Alessandro, volato in Spagna con la moglie. 

 

 

 

 

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