Analisi e commenti

Lotta al terrore. L'Occidente deve svegliarsi

Di Stefano de Angelis

30-03-2016

 

 

La terza guerra mondiale a pezzetti continua. Bruxelles ed il Belgio sono in fiamme. La reazione del vecchio continente non muta. Un fiume di parole, e salvo nuovi attacchi, tra una settimana non se ne parlerà più. In realtà gli Europei hanno ben chiaro cosa vogliono, o megli cosa non vogliono: combattere.

La guerra che l'Isis ha loro dichiarata amano viverla davanti la tv, ascoltando talk-shows ripetitivi ed inconcludenti, numerosi ed affollati subito dopo le stragi, sempre più vuoti man mano che passano i giorni, per ricominciare a gran furore dopo l'imboscata successiva, con gli stessi protagonisti e con le stesse inutili ovvietà.

Nei fatti la lotta al terrore rimane una competenza da codice penale, collocata nel mero ambito della legittima difesa. In guerra invece il nemico lo si elimina prima che possa colpire ed il manico è in mano ai militari e non ai magistrati. Abdelslam Salah non ha certo l'aria di un prigioniero di guerra.

Anzi, recita già il ruolo di star del processo e pare fiutare la rendita di un qualsiasi pentimento: qualche anno di carcere e poi l'assegnazione a una Ong per i servizi sociali, un'autobiografia ben pagata ed un ampio spazio sui giornali. Meglio di così! Tutto sommato questa guerra agli Europei, salvo che nei luoghi degli attentati, non provoca per ora molti guai. Il rischio di rimanerne vittima, soprattutto in Italia, sembra ingenuamente remoto. 

Mette addirittura in discussione l'opportunità di esercitare una solidarietà perbenista di comodo senza muoversi da casa, accogliendo qualsiasi "perseguitato" che appena mette piede sul nostro territorio diventa esperto dei propri diritti: più che povera gente da assistere con generosità (come dovrebbe essere) è un'occasione ghiotta per certi agitatori di piazze, per riempire il vuoto di un quarto stato altrimenti scomparso. Figuriamoci quali reazioni se ci fosse chiesto un serio impegno qualsiasi. Sfilate, girotondi, bandiere per la pace e sterili dibattiti politici. 

Poniamo ad esempio che, nel caso le azioni belliche dovessero continuare o addirittura acuirsi, a qualcuno venisse in mente di ripristinare la leva obbligatoria. La fine del mondo. Dalle nostre parti del resto, i militari piacciono solo quando fanno le sfilate, e tutti questi mitra che si stagliano da qualche mese dinanzi i nostri principali monumenti, sono visti spesso come un qualcosa di inutile e antiestetico.

Renzi mostra di essere consapevole di quanto gli italiani disapprovino un intervento diretto in Libia, e di certo non metterà in crisi il suo esecutivo avventurandosi nell'ex colonia italiana. Come cercherà di destreggiarsi in merito ai possibili impegni che l'offensiva terrorista comunque richiede all'intera struttura europea, e che ogni Stato cerca di scaricare sugli altri.

Gli americani lo sanno e si tengono volentieri alla larga. Come di noi, anche dei cugini francesi non si fidano: nella storia recente hanno saputo solo gonfiare il petto e rifiutare la Nato. Alla faccia della grandeur e della potenza coloniale, da Diem Bien Phu, passando per Algeri e Suez, fino ad arrivare al massacro del Bataclan, negli ultimi 60 anni ha preso per lo più schiaffi. 

Londra gode di fama migliore a Washington, ma anche oltremanica, quando non si è stati snob si è comunque chiuso gli occhi e non si è compresa la portata reale di un veloce radicamento dell'Islam, spesso fondamentalista, su suolo britannico. Insomma siamo tutti in fuga dalle nostre responsabilità. 

Quindi è più che probabile, che questa guerra a pezzetti finirà per andare avanti a lungo, molto a lungo. Gli estremisti islamici avranno di che sbizzarrirsi nelle loro folli e cruente azioni terroristiche. I politici continueranno a combatterli più proclamando e sfilando per le strade, che operando serie politiche di lotta al terrorismo e sicurezza internazionale. I militari e le polizie potranno rinviare la data della loro definitiva smobilitazione, l'Europa buonista ancora per un po' non se ne priverà. 

Su tutto questo, aleggia come una nube minacciosa, un elemento di rilevante incertezza: il cosiddetto musulmano moderato. Tranne una irrilevante componente intellettuale forse attratta dai nostri valori, questa parte rimane sostanzialmente estranea al nostro contesto culturale, che avverte comunque ostile interpretando l'apertura a certi suoi settori, solo come una momentanea debolezza all'Occidente. 

Siamo proprio certi che sia inerte perché del tutto lontana dall'Islam militante? Non sarà forse perché ritiene che il nostro mondo sia ancora abbastanza forte e comunque in grado di difendersi? L'attendismo in guerra, diceva Sun Tzu, esiste proprio per una situazione di incertezza sulla forza dei contendenti. 

Se in tal caso si convince che il terrore stia spianando la strada alla supremazia di Maometto nel Vecchio Continente siamo in un mare di problemi, perché le premesse di una nuova e terribile guerra civile europea, diventano sempre più concrete. 

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