La politica

Pensioni. Camusso a Boeri: "basta allarmismo"

20-04-2016

 

 

ROMA. Mentre trapelano le prime ipotesi allo studio del Governo per introdurre maggiore flessibilità di uscita nella riforma Fornero della previdenza, i sindacati chiedono di intervenire al più presto e di stanziare risorse adeguate per evitare che il peso ricada soprattutto sui lavoratori. Le aperture del Governo sulla riforma non rassicurano Cgil, Cisl e Uil preoccupate, dopo lo stop registrato l'anno scorso, che la carenza di risorse limiti di molto l'intervento o comunque sia troppo penalizzante per i lavoratori. 

Intanto il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ipotizza soluzioni differenti a seconda della situazione del lavoratore mentre il presidente della Commissione Lavoro del Senato; Maurizio Sacconi, sottolinea la necessità di un pacchetto di possibilità di uscita che garantisca la sostenibilità dei conti nel lungo periodo. 

Le soluzioni sulle quali sta ragionando il Governo restano quelle del prestito pensionistico, dell'anticipo con penalizzazioni, della staffetta generazionale e del maggiore uso del Tfr nei fondi integrativi riducendo le tasse sui rendimenti. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini che segue il dossier previdenza ha incontrato il presidente dell'Inps, Tito Boeri. 

Boeri nei mesi scorsi ha presentato una proposta per una penalizzazione del 3% l'anno per chi con il calcolo retributivo decide di lasciare il lavoro in anticipo (fino a tre anni) e ha maturato un assegno di almeno tre volte il minimo (1.500 euro circa al mese). 

Proposta che, pur avendo un costo da coprire almeno in parte con decurtazioni sulle pensioni più alte, è già stata bocciata dai sindacati. L'ipotesi avanzata da Boeri sulla flessibilità, tagli esclusi, costerebbe tre miliardi nel 2017, 4,2 nel 2018 e 4,9 nel 2019 (gli anni seguenti le cifre da stanziare sarebbero in calo). "Facciamo le nozze con i fichi secchi? - si domanda il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo - se non si mettono i soldi, di quale apertura di Padoan parliamo? Non mi sembra neppure un oblò... I costi non possono riversati ancora una volta sulle persone". 

"Proporre la previsione di pensione a 75 anni - sottolinea il numero uno della Cgil, Susanna Camusso commentando quando detto da Boeri sui rischi per le generazioni più giovani - è irragionevole. Rischia di passare un messaggio pericoloso di sfiducia ai giovani con molti che reagiscono dicendo allora non pago più i contributi. È proprio per evitare questa situazione che abbiamo aperto la vertenza sulle pensioni - spiega - questo è un sistema ingiusto che scarica la disoccupazione sulle spalle dei singoli e si basa solo sull'aspettativa di vita. Vedere ogni singolo aspetto come un costo impedisce una riforma complessiva del sistema". 

"E' un anno - dice la leader della Cisl, Annamaria Furlan - che sentiamo annunci, anche contradditori, manca una proposta concreta". 

Secondo Furlan si dovrebbe garantire a chi ha 62 anni di età e 41-42 anni di contributi di scegliere di andare in pensione qualche anno prima.

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