Dagli USA

Obama in Asia tra i fantasmi

22-05-2016

 

WASHINGTON. Vietnam e Giappone: sono le due tappe del viaggio in Asia di Barack Obama, che vuole lasciarsi definitivamente alle spalle i fantasmi di Saigon e della bomba atomica chiudendo la sua presidenza con altre due svolte storiche, dopo aver archiviato il capitolo della guerra fredda con Cuba: la probabile revoca totale o parziale dell'embargo delle armi ad Hanoi, dopo la guerra simbolo degli anni Sessanta, e la visita a Hiroshima, la prima di un presidente Usa. 

Un viaggio di una settimana sulle orme di un passato per il quale Obama, sbarcato ieri sera in Vietnam, non chiederà scuse, tentando invece di guardare avanti: al futuro, al rafforzamento della cooperazione commerciale e della sicurezza in una regione dove gli Usa vogliono spostare il loro peso e la loro attenzione, contenendo l'influenza di Pechino e la sua postura offensiva nel Mar cinese meridionale. Obiettivo al quale risponde anche la missione parallela del segretario di Stato americano John Kerry in Birmania per sostenere il processo di transizione democratica. 

La visita di Obama, la terza dopo quelle di Bill Clinton e di George W. Bush dalla fine della guerra nel 1975, corona un cammino ventennale di riavvicinamento per molti impensabile. Ma le cicatrici lasciate dalla lunga guerra in Vietnam sembrano aver ceduto il passo al boom economico, ai valori sempre più ‘occidentali' tra i giovani e al pragmatismo della classe dirigente comunista, che cerca di trovare un equilibrio tra le grandi potenze senza allinearsi. 

Del resto il numero uno del partito, Nguyen Phu Trong, di fatto il leader del Paese, è stato ricevuto lo scorso luglio nello Studio Ovale, 40 anni dopo la caduta di Saigon. Ed ora Obama ricambia con un ricco programma di tre giorni, che lo porterà lunedì a rivedere Trong dopo aver incontrato il presidente Tran Dai Quang - con cui terrà una conferenza stampa - il premier Nguyen Xuan Phuc e il presidente dell'Assemblea nazionale Nguyen Thi Kim Ngan. 

Ma il capo della Casa Bianca prevede anche di tenere discorsi, incontrare imprenditori e giovani vietnamiti nell'ex Saigon. In agenda, tra l'altro, la discussione sulla revoca dell'embargo - ultime vestigia della guerra - legata però ai progressi sui diritti umani. Hanoi ha lanciato un primo, debole segnale, liberando nei giorni scorsi un prete cattolico dissidente ma ha respinto le candidature di un gruppo indipendente - dissidenti, avvocati e una pop star - che voleva presentarsi alle elezioni tenutesi proprio ieri. 

Il Vietnam vuole in parte affrancarsi dalle forniture militari russe e punta soprattutto sulla tecnologia militare Usa in campo marittimo per controllare meglio le attività navali di Pechino, con cui si contende la sovranità delle isole Paracelso e Spratly, nel cuore delle rotte marittime internazionali. Ed è proprio la crescente assertività cinese che spinge Hanoi verso gli Usa, anch'essi interessati a frenare le ambizioni di Pechino. 

Obama però deve misurare toni e aperture ad un alleato importante per evitare critiche in casa sul fronte dei diritti  umani - come capitato con Cuba - e l'irritazione della Cina, con cui deve mantenere una relazione, complessa ma fondamentale. Il braccio di ferro con Pechino è anche economico: Obama non vuole lasciare che sia la Cina a scrivere le regole degli scambi commerciali nella regione e vuole accelerare la ratifica dell'accordo di libero scambio transpacifico (Tpp) siglato da 12 Paesi, tra cui Hanoi e Tokyo, mentre Pechino è stata tagliata fuori. 

Obama proseguirà poi per il Giappone, per il suo ultimo G7, e per la prima visita di un presidente Usa a Hiroshima, tra i fantasmi della prima bomba atomica. Ma anche in questo caso cercherà di ricacciarli nel passato, rilanciando la sfida di un futuro senza armi nucleari. 

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