Economia

La Bce studia un nuovo stimolo

01-12-2015

 

ROMA. Con i mercati che ormai danno per acquisito un nuovo pacchetto di stimoli monetari targati Bce, e i governi europei di nuovo alle prese con il rischio-deflazione, per Mario Draghi il problema diventa come corrispondere ad aspettative che si fanno sempre più alte. Proprio ieri il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan spiega che l'elevato debito pubblico italiano "comincerà a ascendere dal 2016", assicura, ma "sarebbe utile che l'inflazione fosse un po' più elevata. Contiamo sulla Bce, che sta insistendo su una politica monetaria eterodossa". 

I mercati ci contano ancora di più, dando per scontate nuove misure incisive. Il quadro che si presenta ai governatori, quando si riuniranno a Francoforte domani sera a cena per decidere cosa fare il giorno dopo, è che a metà dell'attuale programma di quantitative easing serve già un nuovo intervento. Alcuni paesi, come la Grecia, viaggiano ancora in deflazione (ma la Spagna migliora). Altri, come l'Italia che registra un aumento dei prezzi frenato ad appena lo 0,1% da 0,3% di ottobre, tornano a flirtare con quello spettro. La Germania accelera ma resta a 0,3%. E la ripresa dell'Eurozona rallenta: in Italia il terzo trimestre registra +0,2% dopo lo 0,3% del secondo e lo 0,4% del primo, anche se domani dall'Istat, che si appresta ad aggiornare la sua stima provvisoria, potrebbe arrivare un ritocco al rialzo. E' chiaro che Draghi, nella conferenza stampa di giovedì, annuncerà nuove misure sulla base delle nuove stime dell'Eurotower che sicuramente rivedranno in peggio lo scenario inflazionistico dell'Eurozona. 

Riconoscendo da una parte che gli 1,1 miliardi di acquisti di debito pubblico lanciati a inizio d'anno e previsti fino a settembre prossimo, giunti ora quasi al giro di boa (siamo a quota 445,5 miliardi), non bastano. Ma cogliendo la sfida con nuove misure, per mostrare che la Bce è davvero pronta a "qualsiasi cosa sia necessaria" per allontanare una deflazione che sarebbe disastrosa. Il fatto è che Draghi, che da ottobre fa annusare ai mercati aria di nuovi stimoli monetari, ha creato aspettative alte che non può permettersi di deludere. Alla Bce tocca raccogliere il testimone della Fed, che a dicembre darà una stretta con rischi evidenti per gli emergenti abituati al dollaro facile e con la Cina ancora impegnata a scongiurare un atterraggio duro. 

E contrastare l'euro che fino a poche settimane aveva ripreso a salire: operazione riuscita finora, visto che la divisa unica è ripiombata sotto 1,06 dollari. A questo punto la Bce non può rischiare di deludere i mercati. Che danno al 100% un nuovo taglio dei depositi di liquidità fatti dalle banche, una misura con Draghi aveva accennato come una delle opzioni. La maggioranza degli economisti prevede una discesa a -0,3% dall'attuale -0,2%, ma alcuni si spingono fino a -0,4%. Servirebbe a scoraggiare chi ‘parcheggia' troppa liquidità anziché prestarla, a indebolire l'euro sostenendo l'export, ad ampliare i titoli pubblici acquistabili dalla Bce (che ha messo il tasso sui depositi come soglia minima acquistabile). Ma ha qualche controindicazione economica e non piace molto alle grandi banche francesi e tedesche. 

L'altro fronte è il quantitative easing, la creazione di moneta fatta comprando debito, principalmente titoli pubblici. L'80% degli economisti si aspetta che la scadenza del settembre 2016 sia superata. Due terzi di loro puntano su un ritmo di acquisti oltre i 60 miliardi al mese attuali. E quasi la metà degli esperti crede che Draghi convincerà il consiglio direttivo Bce ad ampliare la lista di ‘asset' acquistabili (che già includono anche prestiti cartolarizzati e obbligazioni bancarie garantite): si parla, ad esempio, di uno sconfinamento nei prestiti bancari alle imprese di esigibilità dubbia (ma è da vedere la fattibilità politica, ora che Paesi come l'Italia accelerano verso una ‘bad bank' e la Bce ha la vigilanza sulle banche), un'ipotesi che fa inorridire la Bundesbank. Unita al primo rialzo dei tassi Usa dal 2006, una manovra molto decisa farà scendere l'euro/dollaro verso la parità. 

E soprattutto rialzerà le aspettative d'inflazione a medio e lungo termine, il parametro più osservato da parte della Bce che ha il compito di impedire con ogni mezzo che queste vengano ‘disancorate'. Uno stimolo monetario più timido rispetto alle attese di un Draghi sempre più in grado di far miracoli rischia di far impennare spread ed euro e deludere le borse. Ancora una volta, è alla prova l'abilità politica e comunicativa dell'italiano al timone della Bce.

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