Dal Mondo

Migranti. La Grecia frena: "Non siamo ancora pronti"

21-03-2016

 

BRUXELLES. Nel giorno dell'entrata in vigore dell'accordo tra i 28 Paesi Ue ed Ankara non si arresta il flusso dei migranti dalle coste della Turchia verso le isole della Grecia, che non si sente pronta e chiede più tempo per avviare i rimpatri: "Non siamo ancora pronti". "Tutti quelli in arrivo da ora in poi saranno rimpatriati", ribadiscono però da Bruxelles. "Le modalità sulla riammissione saranno discusse oggi e anche se le operazioni non si fanno materialmente oggi, si faranno nei prossimi giorni". "Il programma di ricollocamenti" per i richiedenti asilo "che arrivano dopo il 20 marzo è chiuso" twittano i portavoce della Commissione Ue ed "i siriani che arrivano in Grecia dopo il 20 marzo saranno gli ultimi ad essere presi in considerazione per i reinsediamenti dalla Turchia". 

Ma da Atene il portavoce del coordinatore del governo per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, fa sapere che la Grecia ha bisogno di più tempo per attuare il programma di rimpatrio dei migranti stabilito nell'intesa con la Turchia. "Ci vogliono più di 24 ore", dice, inviando un segnale in contrasto con l'annuncio di sabato di Alexis Tsipras, che indicava il via alle operazioni. Ancora non abbiamo idea di come attueremo in pratica il piano", ammette una fonte di polizia di Lesbo, l'isola greca più colpita dall'emergenza. "Ma soprattutto - aggiunge - stiamo ancora aspettando i ‘rinforzi' promessi dall'Europa per smaltire più velocemente le richieste d'asilo: traduttori, avvocati, funzionari di polizia". 

Secondo Bruxelles però, in Grecia è già stato organizzato un centro operativo con cinque turni di 40 poliziotti (quindi per un totale di 200), per assicurare la sicurezza su ciascuna isola. Sabato Frontex e l'Agenzia Ue per il supporto all'asilo hanno lanciato due richieste per ottenere l'invio di esperti, a cui quattro dei 28 governi europei hanno dato risposta immediata. In particolare Parigi e Berlino, che spingono per una rapida attuazione dell'accordo, si sono già offerti di inviare 600 tra poliziotti ed esperti di asilo alla Grecia. Inoltre i ministri dell'Interno francese Bernard Cazeneuve e tedesco Thomas de Maizière, in una lettera inviata alla Commissione europea, "sottolineano la particolare urgenza" di far arrivare il sostegno alla penisola ellenica. Secondo il Comitato di crisi del governo di Atene, nella notte sono sbarcate 875 persone. E in giornata la guardia costiera della Mezzaluna ha soccorso, in due diverse operazioni, 126 migranti a bordo di gommoni, consegnati all'Autorità per l'immigrazione di Smirne. 

Il presidente della Camera Laura Boldrini anche oggi è tornata ad attaccare l'intesa Ue-Turchia: "La libertà di stampa è fondamentale cartina di tornasole della democrazia. Questo mette un'ombra" sull'accordo perché "tutte le intese non dovrebbero mai prescindere da queste libertà fondamentali".

 

 

Mattarella

"L'accoglienza sia patrimonio dell'Ue"

 

YAOUNDE' (Camerun). Solidarietà ed accoglienza siano "sempre più patrimonio della comunità internazionale, anche in Europa". Sergio Mattarella lascia con queste parole l'Africa. Immigrazione, terrorismo, integrazione economica e culturale rappresentano il filo rosso che lega insieme il suo lungo viaggio: due tappe, Etiopia e Camerun, in otto giorni per rinsaldare i rapporti, anche commerciali, con l'Italia ed indicare una "nuova via" per le relazioni tra l'Europa e il continente africano. 

"I nostri destini sono legati in maniera indissolubile", ha detto Mattarella prima di partire da Yaoundè e dare appuntamento alla Conferenza inter-ministeriale Italia-Africa del prossimo 18 maggio a Roma. Destini legati dall'emergenza terrorismo e dal fenomeno delle migrazioni perché, in Africa come in Europa, "nessuno può dirsi al riparo". "Povertà ed ignoranza" sono il bacino nel quale può attecchire l'odio che poi dà il via alle guerre dalla quali "migliaia di persone, donne e bambini, fuggono" alla ricerca della sopravvivenza. "Nessuno lascerebbe la propria terra se potesse vivere in pace e senza il grave pericolo di morte", ha detto Mattarella al termine della visita, forse la più significativa di questa missione, al campo profughi di Tirkidi in Etiopia. 

La struttura, dove l'Italia è in prima linea nell'assistenza sanitaria e culturale, accoglie ben 100mila rifugiati degli oltre 800mila presenti in Etiopia. E ieri, lasciando il Camerun, la massima carica dello Stato ha nuovamente sottolineato come, proprio questi due Paesi africani hanno "un senso di solidarietà molto forte, un senso del valore delle persone in difficoltà molto alto che mi auguro divenga sempre più patrimonio di tutta la comunità internazionale, anche in Europa". D'altronde, Camerun ed Etiopia rappresentano anche la frontiera all'avanzata del terrorismo: sono la barriera che impedisce alle varie sigle del fondamentalismo islamico - dalla setta di Boko Haram attiva anche in Cameroun agli shabab del "Corno d'Africa" - di saldarsi con l'Isis e altri gruppi del terrore organizzato. 

"Questi Paesi vanno aiutati", ha detto più volte Mattarella. Un sostegno che - secondo il presidente - non può essere soltanto di "contrasto determinato" in termini di sicurezza militare ma rivolto allo sviluppo sociale, economico e culturale. Proprio la cultura rappresenta l'asse fondante della presenza italiana nel continente. Roma ha deciso di investire molto nella cooperazione universitaria e scolastica, nella formazione delle future classi dirigenti etiopiche e camerunensi. "La collaborazione è sempre più indispensabile e l'Italia lo ha compreso", ha sottolineato Mattarella. 

"Mi auguro divenga punto prioritario dell'agenda di tutta l'Unione Europea", ha aggiunto. In Camerun è già avviata e si intensificherà la collaborazione tra gli atenei italiani e quelli della nazione africana (l'italiano sarà insegnato anche in 66 licei e in tre corsi di laurea) ed aumenterà anche la presenza delle imprese tricolore (la Pizzarotti è vicina ad aggiudicarsi un bando per la costruzione di 10mila abitazioni a Yaoundè, mentre l'azienda umbra Piccini realizzerà il nuovo stadio di calcio della capitale). 

In Etiopia il governo ha chiesto apertamente all'Italia di inviare ingegneri e docenti per contribuire alla realizzazione di distretti industriali nella regione di Addis Abeba, sottolineando che l'occupazione lavorativa dei giovani è lo strumento più efficacie per sottrarli al reclutamento terroristico o per evitare che provino a raggiungere l'Europa a rischio della loro vita. 

L'intesa tra Italia e i due Paesi africani ha anche un risvolto diplomatico: Roma conta sull'appoggio del continente in vista dell' imminente votazione dei membri a rotazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Durante il viaggio di Stato, Mattarella ha fatto tappa presso la sede dell'Unione Africana ad Addis Abeba. 

Lì ha incontrato la presidente della Commissione dell'Unione Africana, la sudafricana Nkosazana Dlamini-Zuma, che ha chiesto all'Italia di fare da "ambasciatrice dell'Ua presso l'Europa". La prova generale sarà proprio la Conferenza Italia-Africa del 18 maggio a Roma.

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