Dal Mondo

Panama Papers. Si dimette il premier islandese

06-04-2016

Lo tsunami Panama Papers fa le prime vittime illustri. Cade al secondo giorno di proteste di piazza Sigmundur Gunnlaugsson, premier islandese pesantemente coinvolto. A Londra i laburisti chiedono un'inchiesta su David Cameron, il primo ministro prova a dire che non ha conti offshore ma non convince. In Francia spunta il tesoro dei Le Pen, Jean-Marie avrebbe accumulato lingotti intestando tutto al maggiordomo

 

PARIGI. Lo tsunami Panama Papers fa le prime vittime illustri. Cade al secondo giorno di proteste di piazza Sigmundur Gunnlaugsson, premier islandese pesantemente coinvolto. A Londra i laburisti chiedono un'inchiesta su David Cameron, il primo ministro prova a dire che non ha conti offshore ma non convince. In Francia spunta il tesoro dei Le Pen, Jean-Marie avrebbe accumulato lingotti intestando tutto al maggiordomo. 

Ma è Societé Générale, con 979 società offshore, a preoccupare di più. E mentre i media cinesi oscurano lo scandalo, l'Italia ha avviato un filone di indagini e l'Agenzia delle Entrate ha attivato la rete dello scambio di informazioni. A Reykjavik una pioggia di vasetti di yogurt - da quelle parti è il modo tradizionale per esprimere rabbia e protesta - ha investito i muri scuri del Parlamento. La piazza Austurvollur, dove hanno protestato in 20.000 (su 330.000 abitanti dell'isola, una proporzione inimmaginabile altrove) ha avuto ragione del premier e di chi dubitava della legalità formale dell'operazione a nome della moglie, Anna Sigurlaug Palsdottir. 

Che nel 2007 blindò la sua dote personale derivata dalla vendita della società che aveva l'esclusiva nazionale Toyota nella società Wintris, alle Isole Vergini. Fino al 2009, il marito, futuro premier, era co-proprietario di Wintris. Quando fu eletto deputato vendette la sua metà alla moglie. Per un dollaro. Dopo aver tentato di sciogliere il Parlamento, Gunnlaugsson è stato costretto a dimettersi. Al suo posto, forse, l'attuale ministro dell'Agricoltura. Trema anche Cameron, che si difende ma non convince. Ormai la stampa inglese lo accerchia, l'opposizione laburista chiede che sia messo sotto inchiesta: "Deve fare chiarezza", gli intima il leader del Labour, Jeremy Corbyn. 

"Non ho azioni, né conti offshore, né fondi offshore", ha ribattuto il premier, senza però mai scendere in particolari sul 'tesoro' di famiglia che suo padre Ian avrebbe occultato in un paradiso fiscale. "Ho un salario come primo ministro, ho alcuni risparmi da cui ricavo degli interessi e ho una casa, che usavamo per viverci, ma che ora ho lasciato mentre abitiamo a Downing Street. E questo è tutto quello che ho", è stata la spiegazione del primo ministro. A Parigi il ciclone panamense si è abbattuto su casa Le Pen. 

Sul "cerchio magico" dei più stretti collaboratori di Marine, la presidente, da alcuni mesi stranamente silenziosa. E su Jean-Marie, il padre, fondatore e ora espulso, che avrebbe accumulato un tesoro nei Caraibi: banconote, lingotti, monete d'oro. Il prestanome, come l'assassino dei gialli, è il maggiordomo. Anzi ex tuttofare di Jean-Marie e della moglie Jany, tale Gerald Gerin. L'anziano ex leader ci ride su, ridicolizza come suo costume le carte che lo chiamano in causa ("Panama...coso", poi addirittura "Panama Pampers") e giura che si tratta di una manovra contro di lui. 

Più sofisticata, come spiega Le Monde, il quotidiano francese parte del Consorzio indagatore, la manovra di Marine: il denaro viaggiava fra Hong Kong, Singapore, le Isole Vergini e Panama. Al centro di questa macchina riciclatrice, Frederic Chatillon, ex dirigente di un gruppuscolo di estrema destra, compagno di università di Marine, poi titolare di Riwal, ditta con l'esclusiva della comunicazione per il Front National. La società fittizia acquisita ad Hong Kong da Chatillon per trasferire denaro faceva parte della scuderia dello studio Mossack Fonseca. L'altra pedina, utilizzata per far uscire il denaro dalla Francia, è stato Nicolas Crochet, al quale Marine Le Pen affidò, nella campagna per le presidenziali 2012, il compito di stilare il programma economico del Front National. 

Una macchina complessa, il cui meccanismo dovrà essere ricostruito dalla magistratura di un Paese che deve anche vedersela con una delle sue principali banche, Societé Générale, che - stando alle carte panamensi - avrebbe ben 979 società offshore. Imperdibile il tweet con il quale Jerome Kerviel, ex trader della banca condannato per aver fatto perdere 4,82 miliardi alla SocGen, augura "buona settimana" ai suoi ex colleghi. Panama torna per Parigi nella lista dei paradisi fiscali. In Cina, media statali e censura oscurano ogni notizia di Panama Papers relativa a politici cinesi, primo fra tutti il presidente Xi Jinping. I link su internet non si aprono, a meno che non parlino del coinvolgimento di Lionel Messi o di altri personaggi. Ultimo nome a spuntare il neo presidente della Fifa Gianni Infantino. 

Secondo il Guardian, da alcune carte risulta che Infantino, quando era capo dei servizio legali della Uefa, avrebbe avuto un ruolo in accordi relativi ai diritti tv affidati a società offshore, nell'ambito di quella che i media bollarono come la 'Coppa del Mondo della corruzione'. Infantino ha sempre negato di essere coinvolto in quella vicenda.

 

 

Stretta di Obama sulle imprese che "fuggono" all'estero

 

Di Serena Di Ronza

 

NEW YORK. Le regole sono uguali per tutti, anche per le grandi aziende. Barack Obama (nella foto Ansa) punta il dito contro le "insidiose" e "ingiuste" tax inversion, ovvero la pratica sempre più usata dalle big di Corporate America per sfuggire al fisco americano tramite fusioni e acquisizioni che consentono di spostare la residenza in Paesi con regimi fiscali più convenienti. 

E plaude al Tesoro per la stretta decisa contro le fughe all'estero, con nuove regole per scoraggiare e rendere non redditizie questo tipo di transazioni. Stretta che arriva mentre lo scandalo dei Panama Papers scuote i palazzi del potere a livello globale. 

Lo scandalo mostra come "l'elusione fiscale è un problema globale", afferma Obama. La Casa Bianca rassicura però sugli effetti economici della vicenda, e non intravede rischi per la ripresa globale. Parole dure arrivano anche dall'Ocse. 

I Panama Papers "hanno gettato luce sulla cultura e sulla pratica della segretezza a Panama", l'ultima "grossa fortezza che continua a permettere di nascondere fondi offshore alle autorità fiscali e giudiziarie", mette in evidenza il segretario generale Angel Gurria, ricordando che l'Ocse da tempo ha messo in guardia dal rischio rappresentato da quei Paesi non in linea con gli standard internazionali di trasparenza. 

Lo scandalo "fa giustizia dei nostri sforzi nella lotta all'evasione", spiega anche un portavoce della Commissione Europea che, nonostante tutto, non è però ancora riuscita a far passare l'idea di una 'lista nera' comune dei paradisi fiscali. Il conto delle inversioni fiscali, afferma Obama, lo paga la classe media: con le aziende all'estero le entrate fiscali dello stato calano, con riflessi sugli investimenti e su possibili sgravi sulle famiglie. La fuga, inoltre, rischia di far salire l'imposizione sui lavoratori. Un danno quindi doppio per la classe media, già alle prese con una ripresa economica che non riesce pienamente a sentire. 

Per le aziende che le effettuano, invece, ci sono solo benefici: la sede viene spostata in Paesi con aliquote più basse rinunciando sulla carta alla cittadinanza americana, ma continuando però a usufruire di tutti i benefici di avere una forte presenza, invariata rispetto a quella prima della fuga, negli Stati Uniti. Dopo due ondate di norme senza successo, il Tesoro questa volta alza il tiro: il governo perseguirà i cosiddetti 'serial inverter', le grandi aziende create tramite varie operazione di inversione fiscale o acquisizioni di aziende americane. Per rendere meno appetibili le fughe all'estero, inoltre, il Tesoro impone che gli azionisti della società americana debbano avere fra il 50% e il 60% dell'azienda nata dalla fusione, il che obbliga a cercare un partner di taglia adeguata e scoraggia le operazioni in cui una società più piccola acquista quella più grande americana. Sopra tale quota si applicano dei paletti, che rendono più difficile l'accesso ai profitti realizzati all'estero. 

Le nuove regole mettono a rischio la maxi fusione da più di 100 miliardi di dollari fra Pfizer e Allergan, data già per quasi ''morta'' dagli analisti.

 

L'Italia a caccia degli evasori

 

Di Corrado Chiominto

 

ROMA. L'accordo fiscale con Panama sarà bilaterale. Il governo l'ha approvato in Consiglio dei Ministri il 4 dicembre e ora è all'esame delle Camere. Fissa regole di tassazione tra i due Paesi ma soprattutto prevede lo scambio di informazioni 'a richiesta' ma secondo lo schema Ocse, che supera il segreto bancario. Solo che, anche se sarà approvato in tempi rapidi, sarà in vigore dal primo gennaio dell'anno successivo, cioè dal 2017. Non servirà quindi per ottenere le liste dei cosiddetti Panama Papers. 

L'Italia si è già attivata per avere i dati e poi attivare controlli e verifiche. Gli 007 fiscali puntano soprattutto ad avere informazioni che possano essere valide anche per attivare le contestazioni e gli accertamenti fiscali. Di certo non sono in vista sconti o vie di fuga per nessuno. Non è stato riaperto il dossier della Voluntary Disclosure, dal quale il governo conta già di incassare 4 miliardi. Niente proroghe in vista, insomma. 

I Panama Papers invece hanno dato il via a un nuovo filone di indagine, seguita dalla parte investigativa del fisco. L'Agenzia delle Entrate ha attivato la rete dello scambio di informazioni. Certo non con Panama, visto che l'intesa di scambio informativo e di norme contro le doppie imposizioni è all'esame delle commissioni Esteri, Bilancio e Finanze della Camera. In salita è anche il percorso di richiesta informativa all'International Consortium of Investigative Journalists, che certamente garantisce riserbo alle fonti. 

Il confronto, invece, si sta attivando con gli altri Paesi che, come l'Italia, hanno deciso di andare a fondo, dal Regno Unito alla Francia. I prime feedback sarebbero più che positivi. Di certo proprio in questi giorni è partito il progetto per la realizzazione della piattaforma informatica che consentirà ai Paesi di scambiarsi i dati in modo sempre più friendly. Ora, anche a fronte di un accordo di scambio informativo, i meccanismi sono invece più complessi. E i dati viaggiano su mail. 

Dopo non sarà più così e l'informazione sarà fruibile in tempo reale. L'Italia punta molto al progetto, voluto dall'Ocse e spinto dal gruppo dei cinque principali Paesi europei, tanto che ha già stanziato le risorse per partecipare al progetto: si tratta di 150.000 euro che saranno pagati a giorni e l'Italia sarebbe così il terzo Paese a contribuire al progetto. 

Il Transmission System (CTS) sarà sotto l'egida Ocse e partirà, per i molti paesi che vi aderiscono, dal primo gennaio 2017. E' invece impantanato alla Camera l'accordo con Panama per lo scambio di informazioni e per regolamentare i meccanismi di tassazione tra i due Paesi. 

Una prima intesa, stilata dal governo Berlusconi nel 2010, non è mai andata in porto. E' stata rinegoziata e il governo l'ha portata in Cdm il 4 dicembre. Ora è all'esame delle commissioni parlamentari. Doveva entrare in vigore già quest'anno ma al momento l'iter è ancora in corso e - come stabilisce il testo - le norme scatteranno dall'anno successivo all'approvazione. In pratica dal 2017. 

Il governo prevede un minor gettito per 308 mila euro, ma anche un fruttuoso scambio di informazioni che saranno non automatiche ma su richiesta. Per Panama, che è considerato tra gli irriducibili, si tratta di un'apertura al confronto con l'Italia. Ma certamente il Paese rimarrà tra i meno permeabili. 

Il cerchio sui Paradisi Fiscali però si stringe, anche perchè il governo italiano ha firmato negli ultimi ben 19 accordi che prevedono scambi informativi: da quelli con Svizzera e Lussemburgo a quella con le piccole isolette (dalle Cook alle Cayman, da Man a Guernsey) che l'immaginario collettivo identifica come 'paradisi' che però sul fronte fiscale lo sono ora sempre meno.

 

Il palinsesto di oggi