La politica

Padoan. Presto interventi sulle pensioni

19-04-2016

 

 

ROMA. Il Governo apre a un intervento sul sistema pensionistico, con il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan che afferma: "Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità  sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire". Il ministro  si dice "sicuramente favorevole a un ragionamento complesso" sul tema delle pensioni e "aperto a fonti di finanziamento complementare" per eventuali misure, come quello, suggerito nelle domande dei parlamentari, di un ruolo del sistema creditizio. Il sistema è "è uno dei pilastri della sostenibilità" ma "ci sono margini". 

L'obiettivo è doppio: abbassare l'asticella per chi vuole uscire e sbloccare un turnover rimasto al palo. La ricetta è quindi quella della flessibilità, l'alternativa avverte il presidente dell'Inps Tito Boeri è drammatica: "Intere generazioni perdute", dice con assonanza alla lost generation citata dal presidente Bce Mario Draghi. 

Il problema sono i costi dell'operazione e il sottosegretario Tommaso Nannicini i conti li ha già fatti, "cinque o sette miliardi", ma lo Stato potrebbe condividere la spesa "con uno sforzo di creatività e soluzioni di mercato". E qui le banche potrebbero giocare un ruolo, in uno scenario nuovo, con un mix di alternative e un maggiore peso del secondo pilastro. A fare pressioni per un ammorbidimento dei i vincoli introdotti dalla Fornero, non è solo l'Inps, che lo vuole "in tempi stretti", ma anche i sindacati. La leader della Cgil Susanna Camusso, chiede "atti concreti", sulla stessa linea il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan: "Siamo stanchi degli annunci". Scettico il numero uno della Uil Carmelo Barbagallo che giudica l'apertura "virtuale". 

In pressing anche il Parlamento. Il titolare di via Venti Settembre è intervenuto proprio rispondendo alle domande dei deputati, nel corso dell'audizione sul Def. Padoan parla di "margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità" di chi esce e chi entra. Quanto al coinvolgimento di soggetti bancari o assicurativi, Padoan non ha chiuso alla possibilità di considerare "fonti di finanziamento complementari", un dibattito per "i prossimi mesi". 

Ma in vista della legge di stabilità, l'argomento è già in discussione e di sicuro lo sarà appena gli italiani riceveranno le prime buste arancioni, 150mila per questa settimana. Un evento per Boeri visti gli "ostacoli" incontrati a causa, rimarca, della "paura della classe politica". 

Anche se sul fronte tutto è possibile qualche linea guida Nannicini la dà. Innanzitutto, spiega, "non parlerei di tornare indietro rispetto alla legge Fornero" ma di intervenire "all'interno di quella scelta", concedendo "maggiore flessibilità". Il "come" potrebbe variare a seconda del tipo di pensionato, soluzioni diverse per casi diversi. 

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ne individua tre: "Chi ha la legittima preferenza ad andare via prima, chi ha la necessità ad andare via - si pensi a quanti si ritrovano disoccupati - e ancora qualcuno altro per cui è l'azienda ad avere la necessità di turnover". Di certo poi c'è un punto fermo per Nannicini: "Tenere in ordine i conti". E così per Padoan, che ricorda come il nostro sistema pensionistico sia una sorta di fiore all'occhiello, un fondamento della "sostenibilità del sistema italiano", "riconosciuto" in Ue. Staffetta generazionale, prestito pensionistico, cambiamento del portafoglio previdenziale, uscita anticipata con penalizzazioni sono tra le ipotesi in campo e tutte potrebbero essere sfruttate nella ricostruzione di un puzzle dove il secondo pilastro sia rilanciato "in maniera più diffusa", dice Nannicini. 

Sul tavolo la concentrazione, la governance dei fondi pensione, la tassazione e, svela il sottosegretario, "il rapporto tra risparmio obbligatorio" in primo e secondo pilastro. Tra le righe di vocaboli tecnici sembra così spuntare un maggiore utilizzo del Tfr, un'ipotesi che alcuni confermano essere sul tavolo. Una nuova gestione del risparmio quindi e nuovi canali di prestito, dinamiche che non lascerebbero indifferente il settore creditizio: "Non si tratta di andare a estorcere soldi alle banche con la pistola, ma di trovare una situazione in cui sia conveniente investire", tiene a precisare il sottosegretario. 

C'è poi chi, come il presidente della commissione sull'Anagrafe Tributaria Giacomo Portas, ipotizza, per sostenere i costi della flessibilità, di ricorrere ai fondi ricavati dalla lotta all'evasione. Una proposta che certo focalizza il problema principale: quello delle risorse da trovare.

 

 

L'allarme del presidente dell'Inps

"Intere generazioni perdute"

 

ROMA. L'Inps ha scovato dei buchi nelle "storie contributive degli italiani nati negli anni Ottanta", periodi passati fuori dal mercato del lavoro che, spesso, coincidono con "episodi di disoccupazione" e non si tratta di qualche giorno ma di anni, in media già "due", spiega il presidente dell'Istituto di previdenza, Tito Boeri (nella foto Ansa), per cui è sempre più urgente, visti i livelli della disoccupazione giovanile siano "assolutamente intollerabili" introdurre la flessibilità o il rischio è quello di "avere intere generazioni perdute". 

Guardando nel dettaglio le tabelle dell'Inps, il 36enne di oggi che non ha contributi pieni, la simulazione è fatta su uno scenario base (crescita dell'1%) e un salto di dieci anni nei versamenti, si ritroverà con un assegno leggero: sotto i 750 euro per circa il 40% delle donne e il 23% degli uomini. 

Non basta, chi ha saltato i versamenti vedrà allontanarsi la data di uscita, spostata dal 2050, data ufficiale per la classe '80, al "2052, 2053 o anche - seppure per un quota limitata di lavoratori - 2055". "Non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell'importanza della continuità contributiva", spiega Boeri parlando davanti a una platea di giovani neo specializzati, in occasione della cerimonia di proclamazione all'Università Cattolica. 

Il consiglio di Boeri è "non lasciarsi illudere da situazioni con un salario netto più alto ma in cui il datore di lavoro versa pochi contributi previdenziali". E questo soprattutto perché in un sistema contributivo quel che più pesa "sono i primi anni di carriera". 

Qualcosa comunque sembra migliorare, almeno confrontando il 2014 sul 2015, visto che l'incidenza delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato per gli under30 è passata dal 24,5% al 33,6%. Sgravi e contratto a tutele crescenti hanno determinato "il forte incremento" dei posti stabili, sottolinea Boeri, soprattutto a "fine dello scorso anno" proprio per agganciare gli incentivi che da gennaio hanno subito un decalage. E infatti i dati di gennaio e febbraio scontato con tutta probabilità l'effetto delle assunzioni anticipate. 

Parlando dei ritardi e delle difficoltà per la campagna informativa con cui l'Istituto diffonde le proiezioni sulla pensione futura, Boeri spiega:  "Abbiamo trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l'invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c'è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare". Per Boeri ha pesato "la paura di essere puniti sul piano elettorale".

Una dichiarazione quest'ultima che ha fatto sobbalzare Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che attacca: "Con riferimento alle 'sue' buste arancioni, di cui la classe politica avrebbe paura ai fini elettorali, il presidente dell'Inps, Tito Boeri, piuttosto che accuse generiche faccia nomi e cognomi. In una fase così delicata dell'economia italiana, con le relative difficoltà sociali, non ci si può concedere il lusso di lanciare sassi e nascondere le mani. Per questo chiederemo al ministro del lavoro, Giuliano Poletti, da cui l'Inps dipende, conto delle dichiarazioni del professor Boeri". 

Brunetta conclude: "Semmai, ad aver paura dovrebbero essere le menti fini dell'Inps, a partire da quella del suo presidente, perché i calcoli contenuti nelle buste arancioni inviate agli italiani sembrano sbagliati, gonfiati di circa il 30%, in quanto si basano su stime di crescita del Pil irrealistiche e su ipotesi di carriera continua, senza interruzione nel versamento dei contributi, cosa che auguriamo a tutti i lavoratori italiani, ma che, dati i tempi, passati, presenti e futuri, ormai non accade quasi più". 

Se Boeri ha da denunciare qualcosa, noi lo incoraggiamo: nessuno deve aver paura della verità. Non certamente i cittadini italiani titolari di posizione contributiva, né la classe politica. Se mai qualche burocrate o professore prestato all'Inps senza conoscere le regole della democrazia e del corretto comportamento istituzionale". Lo afferma l'onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. 

 

Il palinsesto di oggi