Dal Mondo

Scontro tra Teheran e Washington

27-04-2016

 

TEHERAN. L'Iran si reca di nuovo alle urne, venerdì 29 aprile, per il secondo turno delle elezioni del nuovo Parlamento o Majlis, in un clima politico di frustrazione e di risentimento: l'appuntamento elettorale, in cui dovrà essere eletto circa un quarto dei 290 deputati dell'assemblea legislativa, avviene infatti a una decina di giorni dalla decisione della Corte Suprema statunitense di requisire due miliardi di dollari di beni della Repubblica islamica, depositati nella Citibank di New York, per risarcire i parenti dei militari americani uccisi in attentati in Libano e Arabia Saudita. 

È un "atto di ostilità e di aggressione verso l'Iran", ha tuonato anche oggi il presidente Hassan Rohani, durante una riunione di governo. "Una sentenza illegale", "una rapina" di cui l'amministrazione statunitense "pagherà le conseguenze", ha aggiunto con un occhio rivolto anche alle polemiche interne della vigilia elettorale. 

I conservatori - fondamentalisti accusano il presidente della Repubblica di avere "svenduto" il Paese con l'accordo sul ridimensionamento del programma nucleare nazionale, senza aver ottenuto niente in cambio. Anzi, con la beffa finale di vedersi confiscati dagli Stati Uniti beni congelati durante l'embargo, nonostante il 16 gennaio scorso siano decadute, pure per Washington, le sanzioni economiche legate al nucleare. I riformisti replicano che ad investire soldi in paesi "ostili" è stato il presidente oltranzista Ahmadinejad. 

Su questo sfondo, tra due giorni, diciassette milioni di iraniani dovranno eleggere 68 deputati, che nel primo turno non hanno raggiunto il quorum minimo del 25% delle preferenza e che ora potrebbero fare la differenza per una futura maggioranza in Parlamento. Si voterà in 21 province. 

Non a Teheran, dove i riformisti e gli alleati del presidente Rohani hanno conquistato 30 poltrone su 30, in una vittoria che ha umiliato i fondamentalisti - conservatori.  

Tra i 222 deputati già eletti, i riformisti sono il primo partito con oltre 80 deputati; seguono i conservatori-fondamentalisti che, difendendo la loro influenza e la loro rete di mullah nelle campagne e nei piccoli centri, possono contare su 67 seggi. Oltre i due principali schieramenti contrapposti, ci sono altre due formazioni più indefinite: gli indipendenti, che hanno conquistato ben 55 poltrone e i moderati-conservatori con 11 eletti. 

I numeri possono essere letti in vari modi: sicuramente vi è stata una forte affermazione dei riformisti rispetto al precedente Parlamento in cui i fondamentalisti, legati ai Pasdaran e alla Guida Suprema Khamenei, detenevano un'indiscussa maggioranza. Nella componente pro-Rohani molti analisti includono anche gran parte degli indipendenti e dei moderati conservatori. 

Tuttavia gli stessi riformisti hanno fatto sapere di avere bisogno di altri 40 deputati per manovrare una maggioranza decisiva. Solo così, avranno la certezza di ottenere anche la presidenza del Parlamento, attualmente ricoperta dal conservatore Larijani. 

A sfidarlo sarebbe il leader dei riformisti Aref, capolista nel trionfo di Teheran. Forse non è un caso che proprio Aref, in recenti dichiarazioni, abbia invitato i suoi alla "calma" e al "rispetto dei valori" del Paese, in un messaggio conciliatorio nei confronti della parte fondamentalista del Majlis. Intanto, si profila all'orizzonte anche un altro appuntamento da tenere sotto osservazione. 

Il 24 maggio avverrà l'elezione del futuro presidente del "Consiglio degli Esperti", l'organismo di 88 membri - tutti uomini, tutti religiosi e tutti già eletti nel primo turno - che avrà il compito, quando sarà il momento, di designare la nuova Guida Suprema. 

Nel consiglio degli esperti, i conservatori hanno mantenuto una leggera maggioranza, pur perdendo i loro leader più rappresentavi, compreso l'attuale presidente, l'ayatollah Mohammad Yazdi. 

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