Analisi e commenti

EDITORIALE/ La speranza nel futuro

di Andrea Mantineo

20-01-2009

"Per l'America e il mondo è una giornata storica". Questa frase, detta e ripetuta ormai milioni di volte, è tuttavia l'unica a dare un'immagine precisa dell'importanza dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.

Obama farà storia quando con il giuramento di rito, oggi a mezzogiorno, diventerà il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d'America. Cosa fino a qualche anno fa ritenuta impossibile in un Paese in cui i neri sono stati per lungo tempo in schiavitù e dove la discriminazione razziale è ancora forte, anche se non si manifesta apertamente.


Ma non è soltanto il fatto che Obama sia di colore a fare del 20 gennaio 2009 un giorno da ricordare sui libri di storia. E' anche e soprattutto il cambiamento che la sua presidenza significherà per l'America e il mondo, sempre che egli riesca a mantenere le promesse e attuare le misure annunciate durante la campagna elettorale e ribadite dopo l'elezione.


Bisogna dire subito che, in politica interna, la sua non sarà un'impresa facile. Per due motivi: il primo riguarda le barriere che i gruppi di pressione, in Italia li chiamerebbero "poteri forti", erigeranno contro alcune delle riforme, quale ad esempio quella della Sanità, che il nuovo presidente intende attuare. Il secondo è invece dovuto alla disastrosa crisi economica che attanaglia l'America e che costringerà la Casa Bianca e il Congresso a stanziare migliaia di miliardi di dollari per interventi di emergenza, facendo così mancare le risorse per attuare quelle riforme pur ritenute prioritarie.


Nonostante tutto, quello che Obama rivolgerà oggi alla Nazione sarà un messaggio di speranza nel futuro, un appello all'unità, alla fine delle esasperate divisioni ideologiche. Sarà anche, per quanto riguarda la politica estera, un messaggio di apertura dell'America al mondo. Un messaggio che porrà fine all'unilateralismo degli otto anni dell'amministrazione Bush.
L'America di Obama sarà più aperta alle consultazioni e alla collaborazione con i Paesi amici. Per risolvere i contrasti con gli avversari favorirà invece l'avvio di contatti diplomatici, pur non rinunciando a priori all'uso della sua potenza militare.


Il quadro che emerge dalla filosofia politica di Obama è quindi quantomai incoraggiante per il futuro della pace nel mondo, anche se sarebbe da ingenui pensare che un nuovo inquilino alla Casa Bianca possa portare d'un colpo alla risoluzione di conflitti che si protraggono da decenni.


Un'ultima considerazione. Tenendo fede alle promesse fatte durante la campagna elettorale, Obama ha formato un "dream team" arcobaleno del quale fanno parte qualificati esponenti dei vari settori della società civile, della politica, dell'economia e della scienza. Ma quello che è più importante è che questa "squadra" è "interrazziale" e "intersessista". Comprende cioè uomini e donne delle più diverse origini etniche, tra i quali anche - e di questo ne siamo fieri - parecchi esponenti italoamericani. Chi ben comincia...

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